«E perchè mi rimembrate sì spesso tal circostanza?»

«Perchè rileva che vediate sotto due aspetti diversi il destino che vi sta preparato.»

«Ebbene, volgete una volta il panno e mostratemi l'altro lato.»

«Sofferite adunque ch'io vel ripeta anche una volta. Se mi mostro nel fatale conflitto, morire fra tai lunghi e crudeli tormenti, quali si pretendon serbati ai colpevoli dopo la loro morte, tal è il destin che vi aspetta. S'io non vi comparisco, l'Ordine manca di campione ed è acclamata la vostra innocenza; ma ciò accadendo, io mi veggio digradato, disonorato, accusato di complicità cogl'infedeli, fors'anche di negromanzia; l'illustre nome ch'io porto, e che più glorioso fecero le mie imprese, si cambia in argomento di vergogna e di obbrobrio per me; perdo l'onore, la fama e la speranza di giugnere a tal grado che m'innalzerebbe al di sopra degl'imperatori. Sagrifico in tal guisa que' divisamenti ambiziosi che mi sollevano all'altezza delle montagne, onde i Pagani spacciano siasi voluto dare la scalata al Cielo.... Pure, o Rebecca» soggiunse egli gettandosi a' piedi di lei «dimentico il mio onore, rinuncio la mia fama, sacrifico quelle grandezze che furono scopo di mia ambizione, e al conseguimento delle quali mi trovo tanto vicino, se acconsentite dirmi: Bois-Guilbert, ti accetto siccome amante.»

«Stoglietevi da tali follie, ser cavaliere; e se veracemente volete giovarmi, affrettatevi a raggiugnere il reggente, il principe Giovanni. L'onore stesso della Corona gli fa una legge di mandare a voto il giudizio pronunziato dal vostro Gran-Mastro. Per tal via sì, mi assicurerete una protezione possente e legittima, nè vi sarà d'uopo il fare alcun sagrifizio.»

«Non mi è lecito invocare il principe Giovanni contra il capo dell'Ordine, cui pertengo» le rispose egli tenendone stretto affettuosamente, ma con tuono di rispetto, il lembo della vesta. «Voi siete quella, voi la sola che imploro. Imploro per voi e per me la vostra pietà. Qual motivo può rattenervi? Foss'io ancora uno spirito dell'abisso, sarei sempre da preferire alla morte, e la morte adesso è l'unico rivale ch'io mi pavento.»

«Il presente mio stato non è tale che mi permetta l'istituire tutte queste disanime» gli rispose Rebecca con tuon di dolcezza, e paventando egualmente di condurre a disperazione un cavaliere di cui l'indole impetuosa erale nota, e di dir cose che il traessero nè manco lievemente a sperare. «Siate uomo! siate cristiano! S'egli è vero che la religione da voi professata raccomandi la carità, virtù pur troppo predicata più sovente coi vostri discorsi, che posta in pratica nelle vostre azioni, salvatemi da sì terribile morte, senza pretender patti, che non vi lascerebbero alcun merito di generoso.»

«No» rispose alzandosi il feroce Templario; «voi non riuscirete a deludermi; se rinunzio alla mia gloria presente, se sagrifico gli ambiziosi disegni concetti per l'avvenire, nol fo che per voi, e voi sarete la compagna della mia fuga. Ascoltatemi, o Rebecca» riprese a dire assumendo più dolce tuono. «L'Inghilterra e l'Europa non sono l'intero universo. Noi possiam trasportarci in altra sfera che offre ancora bastanti vezzi ad un'anima ambiziosa. Noi ci condurremo nella Palestina. Corrado, marchese di Monferrato, è mio amico ed ha un'anima, siccome la mia, libera da que' superstiziosi abbagli che inviliscono e soggiogano la ragione. Cercheremo gli stati di questo principe. Non mi grava se è d'uopo portar l'armi in difesa di Saladino, e ciò mi piace assai più del sottomettermi alle disdegnose voglie di questi fanatici ch'io disprezzo. Schiuderò a me medesimo un nuovo sentiere di gloria» continuò egli addoppiando i suoi lunghi passi per traverso alla stanza. «L'Europa ascolterà il ripercotimento delle pedate di quell'uomo che ella avrà cancellato dal novero de' propri figli. Non saranno per lei efficace difesa i milioni d'uomini che i re crociati mandano al macello nelle contrade di Palestina; nè le migliaia di Saracini, le cui braccia tentano armate d'attraversar questa terra, potranno avere nell'assalirla miglior successo di me e di que' fratelli, che, ad onta del rimbambito fanatico Beaumanoir, s'affretteranno a raggiugnere i miei stendardi. Voi sarete regina, o Rebecca, e sul monte Carmelo dee starsi il trono ch'io pretendo conquistare per voi. Il mio valore avrà per ricompensa uno scettro in vece del bastone di Gran-Mastro, cui sì lungo tempo agognai.»

«Tutti questi sono altrettanti sogni» rispose Rebecca «simili a quelle visioni notturne che l'agitazione dell'animo partorisce. Ma quando anche fossero realtà, non ne diverrebbe men salda la mia risoluzione. Mi basti il dirvi che se giugneste perfino a possedere un trono, io non vi starei seduta insieme con voi. Mi credete forse così indifferente ai beni onde ciascun vivente si porta ad amare la propria patria, le proprie istituzioni religiose, perchè sapessi concedere la mia stima a colui che parla di mettere tai beni in non cale, a colui pronto ad abbandonare un Ordine di fratelli cui solenni voti lo astrinsero, ad abbandonarlo per soddisfare una passione illegittima, che lo strugge per donna di religione diversa? Ah! non ponete a tal prezzo la mia salvezza, ser cavaliere, non vogliate vendere un atto di generosità; e se proteggete una giovane oppressa, fatelo per grandezza d'animo, e non per un cieco e sregolato amor di voi stesso. È voce diffusa assai che Riccardo abbia rimesso il piede nell'Inghilterra. Se ciò fosse, correte a piè del suo trono: non ricuserà questi d'accogliere la mia appellazione contra la sentenza di un tribunale di sangue.»

«Non mai, o Rebecca! non mai!» replicò in altero tuono il Templario. «S'io abbandono il mio Ordine, non lo abbandonerò che per te. Se mi è tolto soddisfare l'amore, l'ambizione mi rimarrà. Non voglio perdere d'ogni banda. Io umiliarmi dinanzi a Riccardo! Io sollecitare da quell'anima superba i favori! No! non si dica mai, che nella mia persona posi a' suoi piedi l'intero ordine de' Templarii. Posso abbandonare i fratelli, ma non tradirli, ma non digradare me stesso.»