«Iddio adunque si degni proteggermi, poichè non mi resta più da sperar protezione fra gli uomini!»
«Dicesti il vero, o Rebecca; perchè quantunque tu sia orgogliosa, in orgoglio a te non la cedo. Una volta ch'io sia entrato in arringo, non t'avvisar già che alcuna umana considerazione possa impedirmi il comparirvi degno della mia rinomanza. Pensa, o giovine, al destin che ti aspetta. Morir della morte de' più atroci colpevoli! Consunta a lento fuoco entro un ardente braciaio! ridotta in ceneri che i venti dispergeranno! Di tutti questi tuoi vezzi, su cui si fisa incantato ogni sguardo, non rimarrà una particella della quale possa dirsi: Ecco quanto apparteneva ad un corpo pieno di grazia e di perfezione! Rebecca, un cuor di donna mal regge a sì formidabile dipintura, e tu cederai alle mie preghiere.»
«Bois-Guilbert» rispose Rebecca «tu non sai ancora tutto quanto possa una donna, o a dir meglio quelle che finor conoscesti aveano perduti i sentimenti i più nobili di lor natura. Sappi adunque, o feroce Templario, che nelle pugne le più sanguinose non desti tu mai tante prove del tuo sì decantato coraggio quante può darne una del nostro sesso, se puri affetti o dovere a lei le prescrivono. Qual mi vedi, non sono io medesima che una donna educata con tutte le cure della tenerezza, timida e sensitiva per natura, e poco accostumata a quanto è patimento. Pure, allorchè ci troveremo entrambi in questa lizza fatale, tu per combattere, io per morire di una morte che tu mi dipingi tanto terribile, provo la sicurezza in me stessa di mostrarmi a te superiore in coraggio. Addio. Non ho più tempo da perdere in parole con te. I brevi istanti che la figlia di Giacobbe potrà ancora trascorrere sulla terra debbono essere spesi altrimenti. Ella dee volgerli a quel solo che può consolarla, a quell'Ente, che s'anco distoglie talvolta dal suo popolo il guardo, non chiude mai l'orecchio alle preghiere di chi lo implora con fiducia e con verità.»
«Gli è dunque in tal guisa che ci dobbiam separare?» disse Bois-Guilbert dopo un istante di silenzio. «Oh! avesse piaciuto al cielo che non ci fossimo incontrati giammai, o che voi foste stata nobile di legnaggio, e cristiana di religione! Ne attesto il Cielo! Nel contemplarvi ora, nel pensare all'istante in cui dovrem rivederci, mi augurerei di appartenere alla invilita vostra nazione; m'augurerei che la mia mano contasse zecchini e shekel in vece di brandire la lancia e la spada; m'augurerei di prostrarmi a foggia d'usuraio dinanzi ai nobili, e non ispirare terrore che ai debitori impotenti a pagare. Sì, se tal cambiamento, o Rebecca, fosse possibile, mi sommetterei a sofferirlo per avvicinarmi a voi, per isfuggire la parte spaventevole che debbo avere alla vostra morte.»
«Voi dipingete l'Ebreo considerandolo in quello stato cui l'ha ridotto la persecuzione di coloro che vi somigliano. Il Cielo nella sua collera sbandì l'Israelita dalla sua nativa contrada, e l'industria gli aperse quella sola via alla ricchezza e al potere che l'oppressione non gli potè togliere. Ma leggete l'antica storia del popolo di Dio, e ditemi se coloro, pei quali Iehovah operò cotanti prodigi erano riguardati fra le nazioni siccome un popolo d'avari e d'usurai. Sappiatelo, cavaliere superbo, noi noveriamo nella nostra gente tai nomi, a petto de' quali i vostri nobili, anche i più antichi, son come cetriuoli al confronto de' cedri; nomi che risalgono a que' rimotissimi tempi allorquando il Creatore degnava manifestarsi alle sue creature, nomi che traggono il proprio splendore, non dai favori d'un principe della terra, ma da una voce di Cielo, che comandò ai nostri antenati d'appressarsi agli altri dell'Onnipotente. Tali erano i principi della casa di Giacob.»
Fino a tal passo raggiarono come di celestial luce le guance di Rebecca, luce che si appannò, allorquando continuando in suo dire soggiunse: «Tali, sì, erano i principi della casa di Giacob, ma tali non sono più. Calpestati i lor discendenti siccome l'erba recentemente mietuta, confusi colla polvere delle strade maestre! Pur trovansi alcuni fra essi che non dismentiscono la sublimità della propria origine, e di questo novero, il vedrai, è Rebecca, figlia di Adonikam.... Addio. Non invidio, nè i tuoi onori comperati a prezzo di sangue, nè i tuoi antenati barbari e pagani, nè la tua fede, che è sempre nel tuo labbro, non mai nel tuo cuore o nelle tue opere.»
«Per il giusto Iddio, vi è un sortilegio gettato sopra di me» sclamò il Templario «e quasi incomincio a credere che quello scheletro ambulante del nostro Gran-Mastro abbia detta la verità. La ripugnanza ch'io provo in lasciandovi è d'indole più che naturale. Avvenente fanciulla» diss'egli avvicinandosi a lei nel modo il più rispettoso «così giovane, così bella, così sublime sprezzatrice della morte, pur dannata ad una morte obbrobriosa e crudele! Chi non gemerebbe sul vostro destino? Son venti anni che una lagrima sola non ha inumidite le mie pupille; pure nel contemplarvi il pianto scorre a torrenti sulle mie guance!... Ma la sorte è gettata, e nulla omai può salvarti. Tu ed io siam divenuti soltanto i ciechi strumenti d'una fatalità che entrambi persegue, simili a due vascelli spinti l'un contra l'altro dalle ondate di una tempesta, e nel tempo stesso inghiottiti in mezzo ai vortici dell'abisso. Perdonatemi adunque, e separiamci almeno da amici. Invano ho cercato cambiare le vostre deliberazioni. Le mie sono immutabili come i decreti del Fato.»
«Ed è appunto in tal guisa, che gli uomini incolpano il Fato di quanto è conseguenza delle loro passioni, de' loro errori.... Pur vi perdono, Bois-Guilbert, benchè siate voi la cagione dell'immatura mia morte. La vostra anima era capace di azioni nobili e grandi, ma fatta simile ai campi degl'infingardi, il loglio vi ha spento il buon grano.»
«Sì, Rebecca, sono altero, imperioso campo privo di coltura; è vero quanto voi dite, e lo confesso io medesimo. Ma tai circostanze appunto m'innalzarono al di sopra degli spiriti deboli, degl'imbecilli, degli uomini superstiziosi che mi circondano. Le armi fin dalla prima giovinezza furono la mia professione. Portai sempre alti i miei divisamenti, sempre gli ho seguiti con fermezza e costanza, sempre sarò quel che or sono, altero, inflessibile, incapace di cambiamento, e il mondo ne avrà una prova... Ma voi, mi perdonate, o Rebecca?»
«Volentieri fin dove è possibile che una vittima possa perdonare a chi la sagrifica.»