Shakspeare.

Ripiglieremo ora il filo delle cose spettanti al cavalier Nero, il quale dopo avere abbandonato il prode Locksley e i suoi compagni, si condusse per la più corta via ad un vicino convento detto il priorato di san Botolfo, ove subitamente dopo la presa del castello venne condotto Ivanhoe per opera del fedele Gurth e del magnanimo Wamba. Gli è inutile a questo luogo il narrare le particolarità dell'abboccamento ch'ebbero insieme Wilfrid e il suo liberatore, e ci limiteremo a dire, che dopo un lungo e serio colloquio tra i due cavalieri e il Priore, questi fece partire affrettatamente corrieri per diverse strade, e che alla domane il cavalier Nero si accinse a partire con Wamba che doveva essergli scorta.

«Io mi trasferisco a Coningsburgo» diss'egli ad Ivanhoe «poichè Cedric, vostro padre, vi si dee trovare per assistere ai funerali del suo amico Atelstano. Desidero vedere i vostri amici sassoni, ser Wilfrid, e formare più ampia che in passato la mia conoscenza con essi. Voi verrete colà a raggiugnermi, e m'incarico io medesimo di riconciliarvi col padre vostro.»

Ivanhoe esternò vivissima brama di accompagnarlo, ma a questa il cavalier Nero si oppose.

«No» gli diss'egli «le vostre ferite appena son chiuse. Pretendo che qui vi fermiate tutto quest'oggi. Domani poi, quando vel permettano le vostre forze, potrete partire. Non voglio compagno fuor dell'onesto Wamba, che secondo mi prenderà la fantasia, sosterrà la parte o di buffone o di frate.»

«Ed io vi seguirò assai volentieri» rispose Wamba «perchè ho gran desiderio di trovarmi al banchetto funerale di Atelstano. Se questo non è splendido, se qualche cosa vi manca, m'aspetto vedere il Signore di Coningsburgo uscir del sepolcro per attaccar briga col cuoco, coll'intendente e col credenziere; e mi concederete che sarebbe uno spettacolo degno d'essere contemplato. Ad ogni evento, ser Cavaliere, mi fido al valore per far la mia pace con Cedric, se a ciò mai non riuscisse il mio spirito.»

«E qual buon successo ti riprometteresti dal mio valore se rimanesse in secco il tuo spirito? Spiegami una tale faccenda.»

«Lo spirito può ben molte cose, ser Cavaliere, ma è un furfante che la sa lunga, e che conoscendo il lato debole del suo vicino, sta rannicchiato quando la burrasca delle passioni è troppo forte. Il valore in vece è un ardimentoso, cui nulla può resistere, e a dispetto del vento e del grosso fiotto va diritto al porto. Laonde, ser Cavaliere, mi prendo assunto di governare lo spirito del mio padrone, sintantochè fa buon tempo; ma se vedrò burrasca, ricorro a voi.»

«Ser cavaliere dal Catenaccio, poichè volete essere chiamato così» disse Ivanhoe «temo che abbiate preso per guida un matto, chiacchierone e importuno. Però conosce tutti i sentieri della foresta, sicchè non la cede al più pratico de' cacciatori soliti a frequentarla, oltrechè lo avete trovato coraggioso e fedele a prova d'acciaro.»

«Poichè mi dite che ha quanto ingegno si vuole ad indicarmi a dovere la strada» rispose il cavalier Nero «non mi spiace l'udire ch'egli abbia anche l'altro di farmela parere più breve. Addio, mio caro Wilfrid, vi raccomando di non pensare a mettervi in cammino prima di domani, quand'anche vogliate affrettarvi.»