Dette le quali cose porse la mano ad Ivanhoe che l'appressò alle sue labbra, e licenziandosi dal priore, montò a cavallo e partì accompagnato da Wamba. Wilfrid li seguì coll'occhio sintantochè le piante non gli ebbero affatto ascosi al suo sguardo, indi rientrò nel convento.
Ma l'impazienza sua non gli permise fermarvisi lungo tempo. Era trascorsa appena un'ora dopo la partenza del Cavaliere, quando chiese un colloquio col Priore. Il rispettabile vegliardo corse tantosto ad esso domandandogli con inquietezza, se fosse accaduto un tal cambiamento nello stato delle sue ferite che gli cagionasse insoliti patimenti.
«Nessuno» rispose Ivanhoe. «Io sto bene oltre di quello che avrei potuto sperare; e credo anzi che la più ampia delle mie ferite fosse più lieve di quanto mel fece supporre lo stato di debolezza cui mi ridusse il molto perder di sangue, a meno che il balsamo adoperato a guarirmi non fosse fornito di prodigiosa virtù. A quanto parmi io sarei già in istato di addossar la corazza, ed ho la mente piena di idee che non mi permettono rimanermi in ozio più lungo tempo.»
«A Dio non piaccia» sclamò il Priore «che il figlio di Cedric il Sassone esca del mio convento se prima non ne sono perfettamente risanate le ferite! Sarebbe un obbrobrio per me il comportarlo.»
«Io non penserei ad abbandonare il vostro benefico ospizio, o venerabile padre, se non mi trovassi in essere di sopportare la fatica del viaggio e se non fossi costretto a mettermi tosto in cammino.»
«Ma non fu egli detto che partireste solamente domani? Chi può avervi costretto a cambiare di risoluzione sì tostamente?»
«Ditemi, non avete voi in vostra vita provati alcuni di que' funesti presentimenti ai quali non si saprebbe assegnare una cagione? Il vostro spirito, simile all'orizzonte, non si è mai veduto offuscato d'improvvise nubi che sembrano le foriere d'una tempesta? Credete voi che sia saggezza il disprezzare interamente questo genere d'avvisi, inspirazioni spesse volte de' nostri angeli custodi, che ne avvertiscono di qualche ignoto e non preveduto pericolo?»
«Non posso negare» disse il Priore facendo un segno di croce «che il Cielo abbia questo potere, e che tai cose sieno talvolta accadute, ma è sempre stato quando le inspirazioni avevano uno scopo utile ed evidente. Nella circostanza in cui siamo, che vi giova seguire i passi d'un uomo al quale, ferito come voi siete, non potreste essere di verun aiuto se lo assalissero?»
«Voi v'ingannate, o Priore: mi sento assai in forza per misurare la mia lancia con quella di chiunque vorrà provocarmi. Ma è forse certo che il cavalier or partito non possa correre altri rischi fuor di quelli contra i quali io potrei giovargli coll'armi? È noto ad ognuno che i Sassoni non amano la schiatta normanna, e chi sa qual cosa gli può accadere all'atto di comparire in mezzo di essi, poichè li trova tuttavia acerbati per la morte di Atelstano, senza calcolare il riscaldamento che produrranno ne' lor capi i baccanali, da essi chiamati banchetto funebre. Permettetemi adunque ch'io parta sull'istante, e se ho voluto vedervi gli è per farvi i miei saluti, e pregarvi a prestarmi qualche palafreno, la cui andatura sia più posata di quella del mio corridore.»
«Vi darò la mia propria mula» disse il Priore. «Ella è accostumata all'ambio, e in dolcezza di passo supera quella dell'Abate di Sant'Albano. Non credo possiate trovare al mondo una cavalcatura più gradevole della mia Malkin, tale ne è il nome, quand'anche prendeste il cavallo del vicino bagattelliere, che balla sopra le uova senza romperle. Camminando sovr'essa ho composto più d'una omelia per l'edificazione de' fratelli del convento e di tutti i Cristiani che vengono ad ascoltarmi.»