«Contentavi, ser Cavaliere, di saper che è in sicuro. Quando il valore e la follia viaggiano insieme, la follia deve impadronirsi degli strumenti di fiato, perchè sempre ha miglior vento.»

«Wamba» disse il Cavaliere «ciò è più di quanto è permesso. Guardati dall'abusare della mia sofferenza.»

«Non venite innanzi colla violenza, ser Cavaliere» riprese a dir Wamba, allontanandosi dal compagno «ovvero la follia vi mostrerà che ha un buon paio di gambe, e lascerà che il valor cerchi da sè medesimo come lo potrà le vie di questa foresta.»

«Tu sai trovare il luogo ove punge la sella, e per altra parte non ho tempo da perdere: conserva dunque se vuoi il corno, ma andiamo avanti senz'altri indugi.»

«Mi promettete voi di non maltrattarmi?»

«Te lo prometto.»

«Parola di cavaliere?» domandò Wamba avvicinandosi adagio adagio e con cautela.

«Parola di Cavaliere! ma non perdiam più tempo.»

«Ecco dunque riconciliati insieme valore e follia» disse Wamba mettendosi a fianco del Cavaliere. «Ma in fede mia! non vorrei un pugno qual lo regalaste al bravo eremita che si avvoltò sull'erba come un birillo. Però ora che la follia s'è impadronita del corno, converrà che il valore allestisca le armi, poichè, se non m'inganno, per entro quella macchia vi è compagnia che ne aspetta.»

«Perchè pensi questo?»