«Debbo confessare alla Maestà vostra la verità» rispose Robin-Hood, non senza mostrare imbarazzo; «i nostri riserbi si stanno soltanto in...»

«In selvaggina» il Re continuò. «Tanto meglio! È ciò che mi abbisogna in questo momento. Poi, quando un sovrano ha fame, non ha tempo d'ammazzare egli la sua cacciagione; nè deve avere a sdegno se altri si presero per lui questa cura.»

«Se dunque piace alla Maestà vostra onorare di sua presenza uno de' nostri luoghi d'appuntamento, la cacciagione non ne mancherà, e potrò aggiugnere buona ala e vino da non disprezzarsi.»

Marciò indi il primo per mostrare la strada, e l'intrepido Riccardo il seguì, più contento forse di questo scontro fortuito con Robin-Hood, che nol sarebbe stato cinto da' suoi nobili e da' suoi pari, in mezzo della sua corte. Tutte le cose nuove, tutto quanto sapea d'avventura, erano felicità per Riccardo, e un pericolo affrontato o superato non facea che crescerne il pregio a' suoi occhi. Nel re Cuor-di-Lione scorgeasi in gran parte il carattere brillante, ma privo d'utile scopo, d'un cavalier da romanzo; e la gloria personale derivatagli dalle sue geste era più preziosa alla fervente immaginazione di lui che nol sarebbe stata quella la più reale, di cui la politica e la prudenza avrebbero potuto abbellire il suo governo. Donde avvenne che il regno di Cuor-di-Leone somigliò a meteora brillante e passeggera: il suo splendore manda un lume che abbaglia, ma senza frutto, perchè a questo lume succedono proffonde tenebre. Le imprese di lui cavalleresche furono argomenti di canti ai menestrelli e ai trovadori, ma il regno del medesimo non procurò alcuno di que' saldi vantaggi, su di cui la storia si fonda, citandoli alla posterità come esempi. Nella brigata ove trovavasi in tal momento Riccardo, spiegò quante prerogative apprezzabili erano in lui, col mostrarsi gioviale, affabile, e affezionato a tutto quanto era valore, senza impacciarsi del grado delle persone fra cui questo valore annidavasi.

Il campestre desco fu affrettatamente imbandito sotto d'una grande quercia, all'ombra della quale il re d'Inghilterra si assise cinto d'uomini che il governo del suo regno avea banditi, intanto ch'egli era lontano, e divenuti allora cortegiani e guardie della sua persona. Stavano questi in piedi per atto di rispetto, e perchè così aveva comandato ad essi il lor capo; ma Riccardo volle sedessero al par di lui su quell'erbose zolle, e passando rapidamente il fiasco dall'una all'altra mano dimenticarono ben presto quella spezie d'impaccio prodotto in loro sulle prime dalla presenza del monarca. Si rise, si cantò, ciascun si fece a narrare le imprese ardite che gli erano ben tornate, e nel vantarsi di buoni successi ottenuti in violando le leggi patrie, nessuno badò come venisse fatto simil racconto alla presenza della persona cui spettava per proprio attributo il far rispettar tali leggi. Il medesimo re non pensando più del restante della compagnia ai riguardi pertenenti alla regal dignità, rideva, bevea, scherzava insieme co' suoi ospiti in guisa che si sarebbe potuto crederlo un d'essi.

Il naturale ingegno di Robin-Hood gli fe' desiderare di vedere una tale scena compiuta, innanzichè la birra e il vino alterassero maggiormente le teste de' suoi camerati. Egli scorgea per altra parte il fronte d'Ivanhoe coperto d'una nube d'inquietezza, e s'avvide ch'egli temea al pari di lui non accadesse qualche cosa atta a turbare il buon accordo che dominava. Presolo a parte gli disse: «La presenza del valoroso nostro sovrano è un grande onore per noi, ma vorrei non perdesse un tempo che le circostanze gli possono rendere prezioso.»

«Questo è parlare con senno e franchezza, prode Robin-Hood» rispose Wilfrid. «Voi dovete sapere inoltre, che lo scherzare coi re anche negli istanti in cui si mostrano dimentichi della loro superiorità è come giocare con un leoncello, che al menomo provocamento fa vedere i denti e gli artigli.»

«Voi avete messo il dito sulla cosa, che è or soggetto del mio timore. I miei confratelli sono rozzi per natura e per consuetudine, il re vivace ed impetuoso. Potrebbero offenderlo senza averne intenzione, e potrebb'egli andar in collera senz'averne motivo. Gli è ora che questo banchetto finisca.»

«Trovate dunque voi qualche modo di farlo terminare; perchè quanto a me ho lasciate sfuggire alcune parole a tal fine, ma a quanto sembra non hanno giovato che a far risolvere il Re a prolungar l'adunata.»

«E dovrò io avventurarmi a un tal punto?» disse Robin-Hood; poi, dopo avere meditato un istante. «Sì, per san Cristoforo! è necessario ch'io il tenti. Non meriterei la bontà che il Re mi dimostra se non mi mettessi fino al rischio di perderla per fargli vantaggio. Ascoltami, Scatolck: prendi il tuo corno da caccia, e appiattandoti nella macchia a due tiri di freccia, suona un'aria normanna. Non perdere tempo.»