«Sì, Maestà, tal è il mio luogotenente Petit-Jean, ora assente per una spedizione sulle frontiere della Scozia; e debbo confessare alla Maestà vostra che la libertà usata da questo compagno nel modo de' suoi suggerimenti talvolta mi è dispiaciuta: ma non ho mai conservato solamente un'ora la mia collera contro di lui, perchè mi è noto non aver egli in mira che il ben del suo capo e l'utilità generale.»
«Molto bene, e mi è accaduto più di una volta imitarti. Però se avessi da una banda Ivanhoe a darmi i suoi gravi consigli, e te dall'altra per obbligarmi a forza d'astuzie a seguirli, io sarei il monarca men libero che si potesse imaginare in tutta la Cristianità e il Paganesimo. Ma partiamo, e trasferiamoci tosto a Coningsburgo.»
Robin-Hood gli disse di aver già fatto marciare un distaccamento per assicurargli la strada. «L'uomo incaricato di guidarlo» soggiunse «scoprirà gli agguati che potrebbero ancora esservi tesi, e ve ne darà avviso in tempo. Ciò accadendo, pochi passi che faceste tornando addietro, vi ricongiungerebbero a noi, perchè, ho intenzione di tenervi dietro col rimanente della mia brigata sino a pochi tiri di freccia da Coningsburgo.»
Tali cautele, ove spiccarono egualmente la prudenza e la sollecitudine di Robin-Hood verso il Sovrano, commossero questo grandemente, dileguando in esso fin l'ombra del risentimento mosso dall'artifizio di cui usò il primo per mettere fine al banchetto. Gli porse una seconda volta la mano, assicurandolo nuovamente di perdono e di benevolenza, e aggiungendo essere suo fermo divisamento moderare il rigore de' regolamenti intorno la caccia e tant'altre tiranniche leggi, che aveano condotti alla disperazione e trasformati in ribelli molti uomini valorosi. Ma l'immatura morte di Riccardo non gli permise mandare ad effetto queste intenzioni sì liberali, e Giovanni, succeduto al proprio fratello, aumentò ancora la severità del codice sulle foreste, chè ad operare in tal guisa il costrinsero i grandi del suo regno. Quanto al rimanente della storia di Robin-Hood e al tradimento, che gli fu cagione di morte, tai cose trovansi narrate in que' piccioli libri coperti di carta azzurra, che altra volta si vendeano due soldi l'uno, ed or si crede avere a buon prezzo pagandone il peso a ragguaglio d'oro.
Il Re partì con Ivanhoe, e li seguirono Gurth e Wamba, onde arrivarono senza sinistri incidenti dinanzi al castello di Coningsburgo alquanto prima del tramonto del sole.
Pochi paesi trovansi nell'Inghilterra cotanto belli e pittoreschi come quelli cui offrono i dintorni di questa antica fortezza sassone. Il Don versa le sue acque tranquille e limpide a piè d'una vasta collina coperta di ricchi boschi, di terre ben coltivate, e di pascoli fecondissimi. Sopra una montagna situata in riva di questo fiume, e difesa da fosse e muraglie, si innalza l'antico edifizio, che, siccome lo indica il suo stesso nome, era stato prima della conquista un possedimento dei re d'Inghilterra. Le mura esterne probabilmente ne furono edificate dai Normanni, ma la parte interna presenta anche oggidì le tracce d'una remotissima antichità. Situato in pendio il predetto castello, una torre posta ad uno degli angoli del gran cortile, e che è l'abitazione principale, forma un circolo di venticinque piedi circa di diametro. Le mura sono di prodigiosa grossezza, e difese da sei enormi pilastri esterni, che sembrano essere stati costrutti per sostenerle ed aumentarne la forza; incavati nella parte superiore i ridetti pilastri, sono terminati da torricelle comunicanti colla parte interna. Tale edifizio veduto a qualche distanza offre alle persone vaghe di cose pittoresche altrettanto vezzo quanto agli antiquarii la parte interna, che trasportano le menti loro sino ai tempi dell'ettarchia. Vedesi in vicinanza al castello una ragguardevole eminenza che sembra umano lavoro, e stato, a quanto si giudica, il sepolcro del celebre Hengist. Scorgonsi parimente nel cimiterio della vicina parrocchia varii monumenti che fermano la curiosità e che risalgono ad età rimotissima.
In que' giorni che Riccardo Cuor-di-Leone e il suo seguito giunsero a questo edifizio, la cui architettura priva d'arte sorprendea però a motivo della sua mole, esso non era circondato d'esterne fortificazioni, siccome oggidì. L'architetto sassone non avea avvisato, che a moltiplicare i modi di difesa quanto alla parte interna, nè guarnito vedeasi esternamente che di grossolani palizzati.
Un grande stendardo nero spiegato sull'alto della torre indicava che non erano per anche state celebrate le esequie del defunto signor del castello. Esso non presentava alcun emblema che indicasse la nascita e il grado del defunto, perchè gli stemmi erano cosa affatto nuova presso la normanna cavalleria, e affatto sconosciuta alla sassone; ma un altro stendardo sospeso alla porta, e sul quale vedeasi grossolanamente disegnato e mal dipinto un cavallo bianco, simbolo ben noto d'Hengist e de' suoi guerrieri, indicava la nobiltà e la patria del trapassato.
I dintorni del castello presentavano per ogni dove una scena di confusione, perchè in quella età il durar de' funerali si riguardava come tempo di ospitalità generale e senza riserva, e vi erano ammessi non solamente coloro che aveano avuta qualche ancor menoma corrispondenza col defunto, ma ciascun passeggero veniva invitato ad assistervi. La ricchezza e il grado di Atelstano fecero sì che tale costumanza fu praticata in tutta la sua estensione.
Vedeansi pertanto numerose bande salire e scendere per l'altezza su di cui era collocata la rocca, e allorquando il Re e il suo corteggio furono entrati in una specie di cortile esterno, frapposto tra il castello ed i palizzati, le cui porte stavano aperte e sfornite di guardie, la scena che questo spazio offeriva parea inconciliabile colla cagione dell'adunamento. Da una banda scorgeansi cuochi che faceano arrostire all'aria aperta interi castrati, bovi e vitelli, dall'altra si spillavano botti d'ala poste in libertà a chiunque volea dissetarsene: gruppi di persone di ogni classe divoravano e tracannavano. Que' servi sassoni, a metà ignudi, coll'inebbriarsi di birra e col satollarsi di cibi sostanziosi, si studiavano dimenticare la fame e la sete che li tormentava una buona metà dell'anno. Gli abitanti de' paesi cinti di mura, più dilicati de' primi, sceglievano le porzioni che lor sembravano più appetitose, e profferivano giudizii or di lode or di biasimo sulla birra di cui le innaffiavano. E vi si vedeano pur anche alcuni nobili normanni ch'era facile il riconoscere ai menti rasi, alle vesti corte, alla premura che metteano nello stare insieme raccolti, e agli sguardi di sprezzo che lanciavano sopra i Sassoni, benchè al pari d'essi profittassero dell'ospitalità generosa, ond'erano ricettati.