«Sì, sì, raccontateci questa istoria» soggiunse un gagliardo frate, il quale stava vicino ad essi appoggiandosi sopra un bastone, che non potea dirsi nè bordone da pellegrino nè clava del tutto, ma che probabilmente ad un bisogno facea tutti due gli ufizi. «Tirate innanzi dunque, noi non abbiamo tempo da perdere.»
«Ebbene! col beneplacito della Reverenza vostra» continuò Dennet, «il sagristano di sant'Edmondo stava a bere nella sua cella in compagnia d'un imbriacone di frate...»
«La Reverenza mia non dà il suo beneplacito, perchè vi sieno frati imbriaconi, e se ve ne fossero starebbe male ad un laico il nominarli con tal predicato. Impara a non far giudizi temerarii. Questo sant'uomo, così devi credere, sarà stato assorto sì fortemente nelle sue meditazioni, che gli occhi di lui avran veduti doppii gli oggetti, e le gambe gli avran tremato sotto, come se avesse bevuto vino nuovo. Tal cosa è fra le possibili, ed io lo so per esperienza.»
«Ebbene dunque!» riprese a dire Dennet «un sant'uomo si è condotto a far visita al frate sagristano... Questo sant'uomo per altro è un frate scorridore, che ammazza la metà dei daini che vengono rubati nella foresta, cui piace più il glu glu del fiasco che il suono del mattutino, che preferisce una fetta di prosciutto al breviario; del restante un buon diavolo, allegro in brigata che non la cede ad alcuno della contea d'York nel tirar l'arco, nel fare il molinello col suo bastone, nel ballar una giga.»
«Quest'ultima frase, o Dennet» gli disse a bassa voce il menestrello. «ti ha salvate una o due coste.»
«Oh! oh! non temo nulla. È vero che non sono più giovane, ma mi restano due buone braccia, e quando mi sono battuto a Doncaster per...»
«Ma l'istoria!» ripetè il menestrello «l'istoria!»
«Ebbene, l'istoria è che Atelstano di Coningsburgo è stato sepolto a Sant'Edmondo.»
«Falsità!» sclamò il frate «grossissima falsità! Ho veduto io medesimo quando lo trasportarono al suo castello di Coningsburgo.»
«Ebbene, se sapete l'istoria voi, contatela dunque voi» soggiunse Dennet con tuono di mal umore. Nondimeno l'altro giovine contadino e il menestrello, a furia d'instanze, lo indussero a continuare. «Questi due frati, che non erano imbriachi, perchè ciò non va a sangue del Reverendo, aveano trascorsa buona parte della giornata a bevere non so se ala o vino, allorchè d'improvviso udirono gemiti, un grande strepito di catene, e videro comparire lo spettro d'Atelstano, che disse loro con voce di tuono: «Cattivi pastori!...»