«Falso!» sclamò il frate «non disse una sola parola.»

«Ah! ah! frate Tuck» disse il menestrello, traendolo in disparte «gli è dunque così che tu ti lasci prendere il lepre al covo? Ti sei venduto da te medesimo.»

«Ti assicuro, Allan-Dale» soggiunse l'eremita di Copmanhurst «che ho veduto co' miei propri occhi lo spettro d'Atelstano, e tanto distintamente quanto tu possa mai avere veduti uomini vivi, coperto di un lenzuolo, che mandava un odor di sepolcro!... Ah! una botte di malvasia non basterebbe a cancellare dalla mia memoria una tal ricordanza!»

«Contale ad altri, frate Tuck, contale ad altri. Non son io buon terreno per piantarvi queste carote.»

«Ti dico che gli ho allungato un colpo di bastone, applicato come si doveva, ben aggiustato, che avrebbe spaccata la testa ad un bue, e il bastone gli è passato a traverso del corpo come avrebbe fatto a traverso d'una colonna di fumo.»

«Per sant'Uberto! è una storia maravigliosa; voglio comporne una ballata sull'aria

«Che disgrazia pel povero frate!»

«Tu puoi ridere finchè n'hai voglia, e componi pure, se n'hai coraggio, una ballata su tale argomento; ma sto a patto che uno spirito o il diavolo stesso mi porti via se mi metto mai a cantarla. No! no! dopo una tale apparizione ho risoluto di fare qualche opera buona, ed è per questo che vengo a vedere bruciar una strega.»

Intantochè questi così parlavano, la maggior campana della chiesa di s. Michele di Templestowe, venerabile edifizio situato in un villaggio poco distante dalla Commenda, si fece udire, e pose fine a tal genere d'intertenimenti. I lugubri suoni ne giugneano lentamente all'orecchio perchè l'eco terminava di ripetere lo squillo del bronzo, quando questo veniva una successiva volta ripercosso. Tal solenne e tetro segnale, che annunziava l'incominciamento della cerimonia, fe' volgere ver la Commenda tutti gli sguardi impazienti di vedere il Gran-Mastro, il campione dell'Ordine, la condannata.

Abbassato finalmente il ponte levatoio, si apersero le porte, e fu scorto uscire dal castello un cavaliere, che portava il grande stendardo dell'Ordine, preceduto da sei trombette, e seguito dai commendatori e dai cavalieri, che marciavano a due a due. Veniva indi il Gran-Mastro montato sopra un superbo corridore, la cui bardatura era della massima semplicità. Dietro a lui vedeasi Brian di Bois-Guilbert armato di tutto punto, cui tenean dietro due de' suoi scudieri, portandone la spada, la lancia e lo scudo. Il volto di lui, benchè ombreggiato in parte da un grande pennaccino che gli sventolava sopra il cimiero, annunziava un cuore tutto in preda alle passioni le più crudeli, e dentro cui l'orgoglio combatteva l'irresolutezza; coperto di mortal pallore, conseguenza di molte notti che senza chiuder palpebra aveva trascorse. Pur conduceva il suo palafreno con quanta agilità e grazia poteano aspettarsi dalla migliore fra le lancie dell'Ordine de' Templarii. Altera e dignitosa se ne scorgeva la fisonomia; ma chi attentamente la contemplava per mezzo a que' cupi lineamenti leggea l'espressione d'un'angoscia che facea ritorcer da lui gli occhi con una compassione mista d'orrore.