A canto d'esso venivan Corrado di Montfichet e Alberto di Malvoisin, incaricati del ministerio dei patrini del campione. Non armati questi, portavano la bianca vesta del loro Ordine. Dopo di questi gli aspiranti, seguiti da numeroso corteggio di paggi e scudieri, tutti vestiti di nero. Finalmente una truppa di guardie a piedi che aveano la stessa divisa, lasciavano scorgere per mezzo alle lor partigiane la sfortunata Rebecca, pallida ma piena di dignità, timida ma non invilita, che a lenti passi ma con fermezza, s'incamminava al luogo ove tutte le cose erano preste pel suo supplizio. L'aveano spogliata di tutti i suoi ornamenti per tema non si trovasse fra questi alcuno di quegli amuleti, col soccorso dei quali si supponeva che il demonio privasse i suoi partigiani della forza di far confessioni, anche in mezzo ai tormenti della tortura. Invece degli abiti orientali che prima vestiva le era stata addossata una tonaca bianca di drappo ordinario, e grossolanamente foggiata; ma scorgeansi in quel volto la rassegnazione e il coraggio accoppiati in guisa sì commovente, che anche sotto quelle vesti, e priva d'altra acconciatura fuor delle sue lunghe trecce nerissime, ella costrigneva alle lagrime gli occhi di tutti i riguardanti; e persin coloro, cui la superstizione e il fanatismo aveano più indurito il cuore, non poteano ritrarsi dal deplorare amaramente che il nemico del genere umano avesse convertito in un vaso d'obbrobrio e di perdizione una fanciulla tanto alle apparenze perfetta.
Un drappello d'uomini d'inferior grado, e che adempievano diversi ufizi nella Commenda, chiudea tal processione, e seguiva la vittima serbando il massimo ordine, colle braccia incrocicchiate e cogli occhi fisi sul suolo.
Giunse il corteggio avanzandosi lentamente allo steccato di cui compiè il giro andando da destra a sinistra, dopo di che fermatisi il Gran-Mastro e tutti gli altri della comitiva di lui, eccetto il campione e i due patrini, scesero a terra, e consegnarono i lor cavalli agli scudieri che li custodirono nella parte esterna della lizza.
L'infelice Rebecca venne condotta presso uno scanno dipinto a nero, posto a fianco della fatale pira. Al primo volgere il guardo sugli spaventosi apparecchi dell'orrendo supplizio che le era serbato, fu veduta scuotersi e chiuder gli occhi, orando senza dubbio a bassa voce, perchè movea le labbra, quantunque niun suono ne uscisse. In termine d'un minuto, riaperse le pupille, fisandole sopra il rogo, quasi per addimesticarsi col destino che l'aspettava; finalmente ne stolse gli occhi del tutto.
..... che a lenti passi ma con fermezza s'incamminava al luogo ove tutte le cose eran preste pel suo supplizio. pag. 402.
In questo mezzo il Gran-Mastro avea preso luogo sopra il suo trono, e allorquando tutti i suoi cavalieri gli si furono posti a canto, o dietro di lui, giusta il grado di ciascheduno, lo squillo delle trombe annunziò aperta l'adunata. Allora Malvoisin, siccome patrino del campione dell'Ordine, mosse verso il Gran-Mastro, ponendo a' suoi piedi il pegno della battaglia, intendo il guanto della giovane Israelita.
«Il cavaliere» chiese il Gran-Mastro «ha prestato giuramento, che la tenzone è giusta e onorevole? Fate portare il Crocifisso.»
«Venerabile Gran-Mastro,» si affrettò a rispondere Malvoisin, «il cavaliere nostro fratello ha già prestato giuramento fra le mie mani intorno la giustizia di questa causa, e voi converrete con meco, non ne dubito, che sarebbe cosa sconvenevole il fargli reiterare il giuramento medesimo in questa assemblea, perchè la parte avversaria, che è una donna Infedele, non può essere ammessa a sua volta a prestarlo.»