Nell'atto medesimo ch'ei cercava blandirlo co' detti, ponea la mano sulla briglia del cavallo di Bois-Guilbert, come per ritrarlo quasi a forza di lì.
«Sciagurato!» sclamò con furore Brian. «Osi tu portar la mano sulle redini del mio cavallo!» Indi, respingendolo con indignazione, tornò a rimettersi al luogo che gli era stato assegnato.
«Ei non manca d'entusiasmo» disse Malvoisin a Montfichet «ma è mal regolato. Questo entusiasmo è il fuoco greco; arde le cose che tocca.»
Erano trascorse due ore dacchè si aprì l'adunata, nè verun campione si presentava.
«Non è da maravigliarne» dicea il frate Tuck ad uno de' suoi vicini «ella è ebrea. Nondimeno, per san Dunstano! è cosa crudele il veder perire una sì giovane e bella creatura senza che alcuno pensi ad assumerne le difese. Fosse ella dieci volte una strega, se la potessi credere solo un pochino cristiana, questo mio bastone vorrebbe sonare i bei mattutini sullo scudo d'acciaio di quel feroce Templario, prima che potesse vantarsi della sua vittoria.»
Nondimeno l'opinione generale era che nessuno vorrebbe imprendere la difesa di una ebrea condannata siccome fattucchiera, e i commendatori, posti in vicinanza del Gran-Mastro, incominciavano, così instigati da Malvoisin, a susurrargli all'orecchio che era tempo di promulgare, non aver Rebecca ricuperato il pegno della battaglia. Pure in quell'istante medesimo fu veduto comparire nello spianato un cavaliere che correva a tutta briglia avvicinandosi allo steccato. L'aria rimbombò del grido: un campione! un campione! E ad onta delle opinioni pregiudicate della moltitudine venne accolto fra le unanimi acclamazioni, allorchè entrò in lizza. Ma un secondo sguardo portato sovr'esso annientò le speranze che avea fatto nascere l'apparizione del medesimo. Il suo cavallo coperto di sudore sembrava stremo per la fatica, e il cavaliere, quantunque si presentasse con aria di fiducia e d'intrepidezza, mostrava appena la forza ch'era necessaria a reggerlo sull'arcione.
Un araldo d'armi tostamente mosse ver lui domandandogli il grado, il nome, il disegno che lo conducea: «Io sono nobile e cavaliere» rispose egli alteramente; «qui vengo per sostenere colla lancia e colla spada la causa di Rebecca, figlia d'Isacco d'York, per far chiarire ingiusta, illegale la sentenza pronunziata contro di lei, e per disfidare a combattimento condotto all'ultimo sangue ser Brian di Bois-Guilbert, qual traditore, assassino e mentitore, come lo proverò coll'armi alla mano, se mi soccorrono Dio, la Beatissima Vergine, e Monsignore san Giorgio, il cavalier valoroso.»
«Gli è d'uopo primieramente» disse con acerbo tuono Malvoisin «che lo straniero provi di essere cavaliere e di nobil legnaggio. Il santo Ordine del Tempio non permette a' suoi campioni di battersi con uomini sconosciuti e privi di nome.»
«Alberto di Malvoisin» rispose il cavaliere sollevando la visiera dell'elmo «il mio nome è più noto; il mio legnaggio è più puro, del tuo nome, del tuo legnaggio. Sono Wilfrid d'Ivanhoe.»
«Io non mi batterò teco» sclamò con alterata voce Bois-Guilbert «va a curare le tue ferite, e ti munisci di miglior palafreno; forse allora potrò scendere a darti castigo condegno alle tue millanterie.»