«No» rispose con calma Rebecca. «Debbo unicamente pregarvi a trasmettergli i miei saluti e l'espressioni del mio grato animo!»
«Abbandonate voi forse l'Inghilterra?» soggiunse la consorte d'Ivanhoe, riavutasi appena dallo stupore, che tal visita straordinaria le avea cagionato.
«Sì, nobil signora. I miei occhi non vedranno il tramonto del sole nel vostro paese. Mio padre ha un fratello grandemente protetto da Mahomet Boabdil, re di Granata. Noi andiamo a raggiugnerlo in quella terra ove siam certi di rinvenire pace e tranquillità col pagare il tributo che i Mussulmani esigono dagli Ebrei.»
«E non trovereste ugual protezione, ugual sicurezza nell'Inghilterra? Wilfrid gode il favore del Re, e Riccardo per sè medesimo è giusto com'è generoso.»
«Non ne dubito, nobil signora. Ma la popolazione dell'Inghilterra generalmente è orgogliosa, irrequieta, amica delle turbolenze. Gli uni son sempre inclinati ad armarsi contro degli altri. Un tal paese non può offerire sicuro asilo alla stirpe d'Israele. Non è in una contrada dilacerata da intestine fazioni, cinta d'ogni banda di nemici, che i figli di Giacob erranti per l'universo possano sperare tranquillità.»
«Ma voi, giovinetta, perchè abbandonate questo paese? Voi non avete da temer nulla nell'Inghilterra. I Sassoni e i Normanni saranno ad una nel rispettare ed onorare colei, la cui benevolenza porse così pietose cure ad Ivanhoe.»
«I vostri discorsi son seducenti, o nobil signora, ma il mio partito è preso. Una voragine sta aperta fra la vostra e la mia nazione. L'educazione, le opinioni religiose, tutto cospira a separarci. Addio. Ma prima ch'io mi diparta da voi, concedetemi una grazia, levate il vostro velo da cui m'è tolto vedere quelle sembianze che tanto esalta la fama.»
«Non meritano di fermare gli altrui sguardi» rispose lady Rowena, «pure non vi darò rifiuto, a patto che mi concediate ugual favore.»
Entrambe in quell'istante si levarono il velo. Fosse timidezza, o tal senso facile in simili circostanze a destarsi in donna che si conosce avvenente, le guance, la fronte, il collo, il seno di lady Rowena si copersero d'un vivace rossore. E lo stesso accadde a Rebecca; ma quel sentimento che le fu cagion d'arrossire non durò più d'un istante, e dominato da una commozione più forte si dileguò come la porpora che adorna le nubi, allorchè il sole sparisce dall'orizzonte.
«Nobil signora» diss'ella a lady Rowena «i lineamenti che vi degnaste mostrarmi vivranno a lungo nella mia rimembranza. Vi regnano dolcezza e bontà, ben atte a temperare quelle tracce d'illustre orgoglio, che svelano la sublimità de' vostri natali; poichè non può impedirsi a nobil urna di lasciare scorgere alcuna ombra dell'argilla da cui fu tolta. Sì: io mi ricorderò lungo tempo di questi lineamenti, e benedico il cielo poichè concede al mio liberatore essere congiunto a tal donna...»