Qui le mancò la voce, e lagrime più d'una le sfuggirono dagli occhi. Affrettatasi di rasciugarle, lady Rowena le chiese con molta premura se mal si sentisse. «No, mia nobil signora» Rebecca rispose «pure non posso pensare a Torquilstone e allo steccato di Templestowe senza provare vivissima commozione. Addio. Ma mi è d'uopo ancora volgervi una preghiera. Accettate questa cassettina, e non sdegnate portar ciò che ella contiene.»

Nel medesimo tempo le presentò una cassettina d'avorio, fregiata in argento. Lady Rowena l'aperse, e vi trovò entro una collana e due orecchini di diamanti, le quali cose si scorgeva essere di molto valore.

«Egli è impossibile» soggiunse lady Rowena «ch'io accetti un dono di sì gran prezzo.»

«Conservatele, nobil signora» soggiunse Rebecca; «stanno per voi il grado, l'opinion pubblica, il potere; nostro solo retaggio son le ricchezze, fonti della nostra forza ad un tempo e della nostra debolezza. Il valore di questi giojelli, decuplicato ancora, non avrebbe tanta possanza quanta ne ha il più lieve de' vostri desiderii. Un tal dono dunque debbe essere di lieve conto per voi, ed è anche di minor conto per me. Non vogliate farmi credere di partecipare alle massime pregiudicate della vostra nazione rispetto alla mia. Pensate voi ch'io stimi queste gemme più della libertà ottenutami dal vostro sposo, o che mio padre le apprezzi più della vita e dell'onor di sua figlia? Non temiate accettarle, nobil signora; esse non hanno alcun valore per me; io non porterò gemme più mai.»

«Voi siete adunque infelice!» sclamò lady Rowena scossa dal tuono onde l'avvenente Israelita aveva pronunciati questi ultimi accenti. «Deh! rimanete con noi. Le istruzioni di qualche uomo pio potranno volgervi alla nostra santa fede, e troverete in me una sorella.»

«No» rispose Rebecca con un'aria di malinconia che le si scorgea nella voce parimente e nel viso «ciò non può essere: non mi è lecito abbandonare la religione de' miei padri, come farei d'un vestimento che non convenisse al clima ove abito. Ma non quindi sarò infelice. Quegli a cui consacro la mia vita per l'avvenire sarà il mio consolatore, se saprò uniformarmi alla sua volontà.»

«Il vostro popolo dunque ha conventi! divisate forse entrare in un d'essi?»

«No, nobil signora, ma venendo dai giorni d'Abramo ai presenti, la nostra nazione contò sempre tai sante donne, che innalzando unicamente al cielo i loro pensieri, si consacrarono ad alleviare i patimenti della umanità, sollecite di curar gl'infermi, di confortare gli afflitti, di soccorrere gl'indigenti. Fra queste aspira ad annoverarsi Rebecca. Annunziate ciò al nobile vostro sposo, se mai chiede contezza sul destino della giovane alla quale ha salvata la vita.»

Osservavasi tale tremito involontario nella voce di Rebecca, tale espressione di affetto ne' suoi accenti che diceano assai più di quanto ella aveva intenzione di esprimere. Ma si affrettò di terminar questa scena.

«Addio» diss'ella a lady Rowena. «Possa il padre comune degli Ebrei e de' Cristiani spargere tutte le sue benedizioni sopra di voi!»