[14]. I buoni estimatori delle bellezze comiche o romanzesche, apprezzeranno sommamente questo sfogo leggiadrissimo in cui l'usurajo prorompe, così per la verità che trovasi in esso come per la sua ammirabile opportunità. Perchè pochi leggitori, gli è vero, non s'avvedono che il cavaliere Diseredato è il pellegrino, ossia, giusta ogni indizio, il figlio di Cedric. Ma era dovere dell'autore del romanzo il darne loro una più sicura conferma, e darla in un modo non triviale, qual sarebbe stata la narrazione. Chi avrebbe immaginato che tale conferma sarebbe venuta con tanto vezzo e naturalezza da quella cortesia che in sulla strada d'Ashby il pellegrino riceve dall'Ebreo perplesso fra la riconoscenza e l'avarizia? Ma egli è privilegio unico dei sommi ingegni il nascondere i propri sforzi, sicchè tali non compariscano, e il presentare quel facile difficile, in cui sta la perfezione dell'arte.
[15]. Veramente il cavaliere Diseredato non si diede nè per sassone nè per normanno. Ma siccome la giostra era istituita secondo l'uso dell'armeggiare normanno, e festa normanna, così può ammettersi che Gurth s'intitolasse scudiere normanno.
[16]. Beauséant chiamavasi la bandiera de' Templarii per metà nera, e bianca per l'altra metà, a fine, dicesi, di significare, ch'essi erano neri, cioè terribili contro gl'infedeli, mansueti e benevoli verso i cristiani.
[17]. Antica moneta d'oro che valeva incirca venti lire italiane.
[18]. Bevanda fatta di grano e d'erbe.
[19]. Si avea per estrema ignominia appo i Sassoni il meritar tale epiteto. Lo stesso Guglielmo il conquistatore, comunque odiatissimo dagli Anglo-Sassoni, seppe ridurne un esercito sotto i suoi stendardi colla minaccia di divulgare quali altrettanti nidering coloro che fossero rimasti addietro. Un epiteto consimile a questo operava, a quanto narrano alcuni scrittori, egual prestigio sopra i Danesi.
[20]. Quante idee presenta in un tempo medesimo questo brindisi! L'equità e la grandezza d'animo di Cedric, che onora il valore d'un principe sventurato, di nazione a lui odievole, divenutogli parimente avverso per domestici affari e di cui si era lagnato prima in quella stessa assemblea; l'ardimento di portar questo brindisi alla presenza di colui che fratello dell'encomiato, ne usurpa ad un tempo i diritti; l'amore de' buoni che un sì nobil procedere dee procacciar vie più al rispettabil vegliardo, apportatore del brindisi; il turbamento che ne avrà il tiranno, in quei momenti appunto che paventa il ritorno del tradito fratello; la perplessità, la sorpresa de' cortigiani, la vittoria cui questa prontezza inspirata da generosità ottiene a Cedric sopra tutti i spiritosi motteggi che costoro lanciarono sopra di lui! Tanto è vero che i sublimi detti son tali spesse volte per le circostanze in cui gli stessi detti vengono pronunziati. Ma il condur queste circostanze, e scorgerle e afferrarle ove sono, è privilegio sol di pochi altissimi ingegni.
[21]. A tale Roberto fu anzi offerto dai crociati medesimi il trono di Gerusalemme ch'ei ricusò; la quale rinunzia che doveva fargli un merito presso i baroni inglesi, venne in vece ritorta a suo svantaggio, come in questa nota il vedremo. Dopo la morte di Guglielmo il Conquistatore, il primo de' tre figli di lui che regnò fu il secondogenito Guglielmo il Rosso che non men del padre resse con ferreo scettro l'Inghilterra. Il terzogenito indi, Enrico I, ambiziosissimo Principe, si fece acclamar re in pregiudizio del fratello denigrandolo col seguente stravagantissimo discorso all'assemblea de' baroni.
«Amati e fedeli signori, ben noto è a voi tutti che Dio avea chiamato il mio fratello al trono di Gerusalemme, del quale onore si riconobbe indegno egli stesso. Sol ponendo suo diletto nel commettere atti di crudeltà, egli vi sprezza. Quanto a me, di cui conoscete la giustizia, le intenzioni pacifiche e la prudenza, prometto a tutti voi rispettare i vostri privilegi e ascoltare pazientemente i consigli che sarete per darmi. Se così vi piace giurerò osservare le leggi che il santo re Odoardo vi ha date. Fatemi forte del vostro soccorso, o fratelli, e congiuntamente sapremo confondere i nostri nemici.»
Comunque riconoscesse il trono da una usurpazione, Enrico I, governò, per vero dire, assai mitemente, e tolse molte leggi gravose poste dai suoi predecessori normanni e tra l'altre il copri-fuoco (vedi Muller). Com'è adunque, potrebbe chiedersi, che Walter Scott, studiosissimo della storica verità quanto a genealogie, leggi e costumanze, ha fatto che Cedric, vissuto circa un secolo dopo, al capitolo III di questo Romanzo Storico, si lagni del copri-fuoco? Ne dedurremo che qualche principe venuto dopo lo avrà rimesso in vigore, e sarà stato probabilmente Enrico II. Perchè i re succeduti ad Enrico I furono Stefano di Bologna nipote dello stesso Enrico I, indi Enrico II, padre di Riccardo-Cuor-di-Leone e di Giovanni Senza Terra, personaggi del presente Romanzo. Ora non può essere Stefano di Bologna che inteso ad amicarsi le fazioni per sostenere la guerra contro Enrico d'Angiò superò in condiscendenza il suo predecessore. Enrico II certamente fu un gran Principe, ma più per vedute politiche e fermezza d'indole, che per l'arte di farsi amar dagli originarj, cioè dagli Anglo-Sassoni; chè anzi in tutte le sue leggi fu parzialissimo pe' Normanni. Per altra parte chi ordinò l'assassinio dell'arcivescovo di Cantorbery (lasciando a parte il merito della causa) poteva ben'anche rinnovellare la legge del coprifuoco. Se poi o Riccardo o (cosa che sarebbe stata più verisimile) Giovanni avessero fatto risorgere sì odiosa legge, Walter Scott, cred'io, si sarebbe valso di Cedric per rendere consapevoli i suoi leggitori.