Que' medesimi, che nella fisonomia di questo principe leggeano l'audacia della dissolutezza unita ad estrema alterigia, e ad una compiuta indifferenza su quel che gli altri pensassero di lui, non poteano negargli quella sorte d'avvenenza che deriva da regolarità di lineamenti, conformati in oltre dalla natura a presentar l'aspetto della sincerità e del candore; laonde avea l'arte di dare al volto l'espressione della cortesia, comunque si scorgesse alcun poco lo stento di nascondere i sentimenti abituali dell'animo suo. Tale ingannevole apparenza è creduta il più delle volte nobile franchezza, ned è in sostanza se non se sicurezza d'uomo sfrontato, che la ritrae da privilegio di nascita o di ricchezze, o da altri vantaggi esterni, a' quali non curasi d'aggiugnere verun'altra sorte di meriti. Ma quanto alle persone non use ad esaminare sì da vicino le cose, e il numero di queste per lo più è di cento contr'uno, la ricchezza de' gioielli e delle pellicce che ornavano il principe Giovanni, i suoi stivali di marocchino, gli speroni d'oro, la grazia del cavalcare erano bastanti argomenti per sollecitare le tumultuose acclamazioni della moltitudine.
Entrato appena nel ricinto il Principe, avea posto mente all'alterco cui diedero origine gli sforzi fatti da Isacco per collocarsi unitamente alla figlia nelle sedi assegnate agli spettatori di seconda classe, e conobbe tosto, finissima sendone la vista, l'Ebreo; ma gli occhi suoi si fermarono, ognuno se lo immagina, con maggiore intensione sulla leggiadra figlia di Sion, che sbigottita dal tumulto si stringeva al padre suo, costretto quasi a portarla di peso.
Anche agli occhi d'un intelligente abile, qual lo era il principe Giovanni, Rebecca potea disputar di leggiadria colle più orgogliose bellezze dell'Inghilterra. La statura di lei, fornita di bellissime proporzioni, doppiamente spiccava sotto la specie di veste orientale ch'ella portava giusta l'uso delle donne di sua nazione. Un turbante di seta giallo dava spicco ad una carnagione che volgeva al bruno anzichè no, occhi vivaci, sormontati da perfettissimo arco di sopracciglio, naso acquilino d'ottima forma, denti bianchi al pari di bellissime perle, lunghe chiome nere, foggiate in trecce, che si ripartivano con artifiziosa negligenza sopra un collo ed un seno che ogni scultore avrebbe voluto per suo modello, collo e seno, cui lasciava vedere in parte una ricca zimarra di seta di Persia, d'un color porporino e ricamata di fiori che brillavano del naturale loro colore; tutte le nominate cose univano in lei tal complesso di vezzi, per cui non cedea in nulla alle più belle fra le matrone che ornavano quelle logge. Egli è vero che il gran calore della giornata fu propizio agli avidi sguardi de' contemplatori di Rebecca, obbligandola a lasciare aperti i tre primi fibbiagli della sua tonaca, che erano d'oro, e arricchiti di perle. Meglio quindi scorgeansi una collana e due pendenti di diamanti d'altissimo prezzo. Le sventolava sopra il turbante una penna di struzzo fermata ivi da una fibbia di brillanti. Le orgogliose matrone che le sovrastavano dalle lor logge, mettean sarcasmi contro la bella Giudea, mentre in proprio cuore ne invidiavano l'avvenenza, le vesti e le gemme.
REBECCA.
«Per il cranio d'Abramo!» disse il principe Giovanni «questa Ebrea è senz'altro il ritratto vivente di quella beltà che fe' impazzire il più saggio fra quanti re siano stati... Che ne dite priore Aymer!.. Sì, per quel tempio che il mio prudente fratello Riccardo non si trovò in grado di riconquistare! colei è la sposa della Cantica Canticorum.»
«La rosa di Sharon, il giglio delle convalli» proseguì il Priore in tuono scherzevole «ma vostra Grazia si ricorderà m'immagino, che questa è un'Ebrea.»
«Che monta?» soggiunse il Principe. «Vedete là il mio Mammone d'iniquità, il mio principe dei shekel, il mio barone dei bisanti[11] costretto a lottare pel posto con cani che non possedono un soldo, che non hanno nelle loro saccocce usate una monetuccia coll'impronta della croce per vietare al diavolo di ballare attorno di essi... Per la vergine Maria, il nostro gran Tesoriere, e la sua vezzosa compagna quest'oggi sederan nelle logge... Chi è, Isacco, quest'avvenente persona?» chiese all'Ebreo avvicinandosi a lui: «È tua figlia o tua moglie? Chi è in somma questa huri dell'Oriente, cui porgi il tuo braccio?»
«Principe, ella è mia figlia Rebecca» rispose l'Ebreo senza mostrare il menomo imbarazzo, ovvero sorpresa di un discorso ove l'ironia non entrava meno della compitezza.