«Uom saggio, tu cresci ai miei occhi di merito» disse Giovanni dando in uno scoppio di risa, cui non mancarono di far ecco i suoi cortegiani. «Ma figlia, o non figlia, è duopo procacciarle una sede qual si conviene a tanta bellezza. Chi è in quella loggia?» soggiunse indi alzando gli occhi alla loggia sotto cui stavasi allora «Ah! non sono che Sassoni. Ottimamente! Si stringano dunque e diano luogo al monarca degli usurai ed all'amabile sua figlia. Gli è ben fatto che imparino a spartirsi le prime sedi della sinagoga coi padroni naturali della sinagoga medesima.»

Le persone che tenevan tal loggia, ed alle quali questi inurbani detti s'indirigevano erano Cedric il sassone colla sua famiglia, e il vicino di lui Atelstano di Coningsburgo, personaggio che discendendo dall'ultimo re sassone dell'Inghilterra veniva riguardato con profondissimo rispetto da tutti i Sassoni abitatori della parte settentrionale di questo reame. Ma col sangue dell'antica real dinastia erano venuti in Atelstano molti difetti della medesima. Comunque gradevoli ne fossero i lineamenti, forte la complessione, gli anni nel fiore, scorgeasi non so che d'inanimato in quel volto, mancavano d'espressione i suoi occhi, goffo e pesante se ne vedea il portamento, e quanto allo spirito, egli era sì lento prima di risolversi a qualunque anche tenuissima cosa, che gli fu posto il soprannome portato già da uno de' suoi maggiori, ed era Atelstano l'Irresoluto. Gli amici del medesimo, e n'avea molti affezionati ad esso quanto Cedric, pretendevano che questa abituale perplessità non derivasse in lui nè da debolezza d'animo, nè da mancanza di coraggio, ma l'attribuivano ad un'indole meditabonda, che lo traeva a pesar lungamente il pro e il contra di ciascun affare d'onde per vero avveniva, ch'ei prendeva quasi sempre il suo partito, quando non si era più a tempo di far nulla. Altri credevano che l'uso immoderato de' liquori spiritosi, malattia in esso ereditaria, e la passione con cui si abbandonava ai diletti della mensa, avessero in cotal guisa assorte tutte le facoltà d'un ingegno non mai stato di primo ordine; e paragonavano i tratti di bontà, di generosità, di coraggio, che a quando a quando trasparivano dalla sua condotta ad alcune erbe salutari cui la natura fa nascere fra le piante nocevoli e inutili, in mezzo a tai campi a' quali mancò solamente la coltura opportuna a renderli fertili.

A questo personaggio adunque sì rispettato da tutti i Sassoni, il Principe intimò con tuono imperioso di far luogo a Rebecca. Sopraffatto Atelstano da un comando, che per le usanze e per le opinioni di que' tempi diveniva altissimo affronto, nè avendo voglia alcuna d'obbedire, nè avendo per l'altra parte una via di resistere, non oppose che la sola forza d'inerzia ai voleri di Giovanni; laonde, senza moversi, spalancò due grand'occhi grigi, e li fisò sopra il Principe con un tal atto di stupore, che poteva conciliar il riso; ma l'impetuoso Giovanni pensò a tutt'altro che a ridere.

«Questo porcaiuolo di Sassone non m'intende, oppure finge di non intendermi. A voi, Bracy (il cavaliere di Bracy che stavagli a fianco era il capo d'una compagnia franca, composta di mercenari, uno di que' così detti condottieri, i quali usi a prestare i lor servigi al primo principe che offeriva ad essi stipendio, militava in quel tempo pel principe Giovanni). A voi, Bracy, smovetelo colla punta della vostra lancia.»

Un tal ordine eccitò qualche bisbiglio fin tra le persone della comitiva del Principe; pure Bracy, dalla sua professione medesima fatto superiore a qualunque scrupolo, alzò la sua lancia, indirigendola al disopra dello spazio che dalla loggia separava l'arena, e senza dubbio avrebbe eseguito l'ordine di Giovanni prima che Atelstano l'Irresoluto si fosse deciso a fare un moto addietro per non essere giunto; ma Cedric, pronto ad operare quanto il suo amico era lento a prender partito, colla prestezza del lampo, sguainò il suo coltello da caccia, menando tal colpo sulla lancia che tagliò il legno, e ne fe' cadere a terra il fendente.

Divenne rosso come bragia il volto del Principe; che mise giuramenti e imprecazioni in tuono spaventevole, ed era per portarsi a maggiori violenze, ma nel distolsero le preghiere de' suoi cortigiani che il supplicarono di avere pazienza per allora, e più di tutto il distolse l'acclamazione del popolo, unanime in applaudire alla generosa temerità di Cedric. Compreso da rabbia Giovanni, girò gli occhi attorno di sè quasi cercando qualche vittima da sagrificare più facilmente al proprio sdegno, e li fermò a caso su quell'arciere di cui favellammo, che senza scompigliarsi per le occhiate minaccevoli su di lui lanciate dal Principe continuava ad alta voce applaudendo.

«A che intendono questi tuoi applausi?» gli disse il Principe.

«Fo sempre così» rispose l'arciere «se vedo un bel colpo di destrezza e vigore, o se accade che una freccia arrivi al suo scopo.»

«Molto bene! E la tua freccia sicuramente toccherebbe il bersaglio!»

«Lo spero!.... a ragionevol distanza.»