«A cento passi il bersaglio di Wal-Tyrrel» s'udì altra voce al di là dell'arciere; ma non fu possibile venir in chiaro della persona che pronunziò tai parole, allusive al destino cui soggiacque Guglielmo il Rosso, bisavolo del principe Giovanni. Fin quanto queste ne accendesser lo sdegno ciascun lo immagina; ma lo atterrirono ad un tempo, onde fu pago di comandare a quattro de' suoi armigeri che tenesser l'occhio su quell'arciere.
«Per san Grizzel» disse il Principe «voglio vedere che cosa egli sa fare, egli che è sì proclive ad applaudire quanto fan gli altri!»
«Non temo la prova» rispose l'arciere con una calma che non si dismentì un solo istante.
«Quanto a voi, o Sassoni» soggiunse il Principe «movetevi di lì; e poichè così ho pronunziato, per quel sole che ne illumina, l'Ebreo avrà luogo in mezzo di voi.»
«No, Principe, no, se piace alla Grazia vostra,» incominciò allora Isacco. «A noi non è lecito sederci fra i potentati della terra.» Se l'ambizione di costui lo avea tratto a desiderare un posto vicino al discendente della famiglia dei Mondidier caduto in bassa fortuna, non era poi sì mal accorto di volersi far brighe con que' Sassoni facoltosi.
«Oh cane d'un miscredente» sclamò Giovanni; «obbedisci ai miei ordini, o ti fo scorticare, e la tua pelle conciata sarà un'ottima sella pel mio cavallo.»
Forzato ne' propri trinceramenti l'Ebreo, insieme colla tremebonda sua figlia, si fece a salir lentamente i gradini che guidavano a quella loggia.
«Vediamo chi ardirà impedirglielo!» diceva il Principe tenendo gli occhi fisi sopra Cedric, il cui atteggiamento era d'uom preparato a precipitar giù dalla loggia l'Ebreo.
Ma tal catastrofe venne allontanata dal matto Wamba, che postosi di mezzo fra il suo padrone e l'Ebreo, gridò rispondendo alla esclamazione minaccievole del Principe: «Io, per santa Maria!» e nello stesso tempo traendosi di saccoccia una gran fetta di lardo, di cui s'era munito, senza dubbio, per tema che il torneo durasse più lungo tempo della sua voglia di digiunare, si pose con una mano in procinto d'ugnerne la barba all'Ebreo, agitando coll'altra sul costui capo la sua squarcina di legno. Isacco, sul punto di vedersi lordato di una sostanza che genera il massimo raccapriccio in ciascun buon Giudeo, fe' alcuni passi addietro, e rotolando da un gradino all'altro stramazzò sull'arena, in mezzo alle risate dei circostanti, fra' quali il principe Giovanni, dimenticando allora la sua collera, non fu quei che meno ridesse.
«Cugino Principe» disse Wamba «concedetemi il premio del torneo. Ho vinto il mio avversario colla sciabola e collo scudo.» E ciò dicendo mostrava con una mano la fetta di lardo, coll'altra la sua sciabola di legno.