»Sacra al valor si schiudono i cancelli,
»Desio d'onor sospigni i duellanti,
»Come i lor sproni i corridor spumanti.«
Il principe Giovanni non aveva trascorsa che la metà dell'arena, allorchè fermandosi d'improvviso: «In fede mia! ser Priore» disse ad Aymer «noi abbiamo dimenticato l'affare più premuroso di questa giornata; nominare cioè la Regina della Bellezza e degli Amori che colla sua leggiadra mano presenti il premio al vincitor del torneo. Quanto a me, porto idee liberali, e i neri occhi di Rebecca m'hanno sedotto.»
«Santa Vergine!» esclamò tutto costernato il Priore. «Un'Ebrea! Noi ci guadagneremmo d'essere tutti lapidati, e non sono ancora vecchio abbastanza per volere affrontare il martirio. Poi, giuro pel mio santo avvocato, ch'ella è men bella di quell'amabile Sassone, di lady Rowena.»
«Ebrei o Sassoni, cani o porci, poco rileva» ripetè il principe «voglio nominare Rebecca, non foss'altro per mortificare que' mariuoli di Sassoni».
Un bisbiglio e scontento generale si manifestò fra le persone di quel corteggio.
«Ciò passa lo scherzo, o Principe» disse Bracy «se voi fate simile scelta, non troverete cavaliere che voglia levar la lancia.»
«Egli è un insultar con mente deliberata i vostri cavalieri» aggiunse Waldemar di Fitzurse, uno dei più vecchi cortegiani del principe Giovanni, «e se vostra Grazia persiste in tale divisamento, è come s'ella volesse vederne andare a vuoto altri ben più nobili ed importanti.»
«Barone» rispose il principe con alterigia «vi ho preso al mio servizio per seguirmi e non per guidarmi.»