«Ma quelli che vi seguono nel cammino in cui v'innoltrate» gli disse a voce sommessa Waldemar «hanno acquistato il diritto di guidarvi; perchè così per voi come per essi vi è pericolo d'onore e di vita.»

Dal tuono onde Fitzurse pronunziò questi detti, Giovanni s'accorse che non sarebbe stata cosa prudente il resistere.

«Io non voleva che scherzare ed eccovi tutti adirati contro di me. Eh! nominate quella che volete voi, dalla parte del diavolo! ed io confermo anticipatamente la vostra scelta.»

«Fate una cosa migliore, o Principe» allora disse Bracy «lasciate vacante il trono della bella nostra sovrana, sintantochè il vincitore del torneo venga acclamato. Poi permettete ch'egli medesimo indichi la donna degna d'occupar questo trono. Sarà ciò un aggiugnere splendore al trionfo del vincitore, e un avvezzar ad un tempo le donne ad avere in maggior pregio il valore, se diritto del valore diverrà l'innalzarle a gloria sì segnalata.»

«Se Brian di Bois-Guilbert vince il premio» disse il Priore «scommetto il mio rosario, che v'addito io, e non m'inganno, la Regina della Bellezza e degli Amori.»

«Bois-Guilbert è buona lancia» soggiunse Bracy «ma qui trovasi più di un cavaliere che non ne temerebbe lo scontro.»

«Silenzio» disse Waldemar «gli è ora che il Principe prenda il suo luogo. I cavalieri e gli spettatori s'impazientiscono, il tempo passa, e duopo è che incominci il torneo.»

Benchè il principe Giovanni ancor non regnasse, vedea in Waldemar Fitzurse tutti i difetti d'un ministro favorito, che vuol servir bensì il suo padrone, ma nel modo più confacevole a sè medesimo. Cedè però alla rimostranza di lui, comunque l'indole del Principe fosse tale, che la sua ostinazione diveniva appunto più grande allorchè trattavasi di bagattelle. Si collocò pertanto sul trono, circondato dalle persone del suo corteggio, e ordinò agli araldi d'armi pubblicassero i regolamenti del torneo che erano i seguenti:

1. I cinque cavalieri tenitori doveano accettare combattimento, qualunque fosse l'assalitore che il proponea.

2. Ogni cavaliere che divisava combattere potea scegliersi l'emulo fra i tenitori, toccando il proprio scudo. Se il toccava col legno della lancia era indizio che il combattimento dovea farsi coll'armi dette cortesi, vale a dire colla punta delle lancie difesa da un pezzo di legno piatto, onde i giostratori non correvano altri rischi se non quelli che poteano derivare da una caduta o dallo scontro de' cavalli; ma se l'assalitore toccava lo scudo col ferro della lancia, s'intendeva che il combattimento fosse all'ultimo sangue, cioè a spada tratta, come nei veri duelli.