«Sicuramente! Ella è cosa più gloriosa trionfare in mezzo a cento combattenti, che vincere corpo contra corpo il suo avversario.»
Atelstano prese per complimento fattogli sul serio tale sarcasmo, ma Cedric che leggea meglio in cuore del matto, lanciò un severo guardo sopra di lui, che dovette forse ringraziare soltanto il tempo ed il luogo, se non ebbe prove più segnalate della collera del suo padrone.
Intanto gli araldi d'armi gridavano: «Amore alle dame! Onore ai prodi! su via, generosi cavalieri, entrate in lizza: pensate quai begli occhi vi stan contemplando.»
La banda musicale dei tenitori intonava a quando a quando i concerti trionfali. Quasi tutti gli spettatori si querelavano di veder trascorrere nell'inerzia un giorno che doveva esser consacrato a nobili gesta; i vegliardi sospiravano gli andati tempi, deplorando a voce sommessa lo scadimento dello spirito militare, ma tutti poi erano ad una nel sostenere, che non si vedevano più per animare i combattenti donne di sì esimia avvenenza, siccome quelle che furono in più bei tempi il fregio miglior de' tornei. Il principe Giovanni ordinava già alle persone del suo seguito di trasferirsi ad imbandire la mensa, ed annunciava ai suoi cortegiani, come ei fosse per aggiudicare il premio a ser Brian di Bois-Guilbert, che senza rompere una sola lancia, valse a scavalcare tre competitori.
La musica aveva appunto terminata una di quelle arie consacrate a celebrare i trionfi, quando una sola tromba si udì intonar suono di disfida alla parte di tramontana; ver la qual parte si conversero tutti gli sguardi curiosi di osservare qual novello campione si presentava. E videsi con lento passo entrare in arringo un cavaliere di mezzana statura, nè di complessione troppo vigorosa, quanto almen si potea giudicare a malgrado dell'armatura che il nascondea. Era questa d'acciaio riccamente damaschinata d'oro, nè il suo scudo presentava altro stemma che una quercia svelta dalle radici; erano impresa il vocabolo spagnuolo, desdichado, diseredato. Montato sopra bellissimo corridore di mantello nero, attraversò l'arena, salutando coll'abbassare la punta della sua lancia il Principe e le matrone, nel che pose moltissima leggiadria. La destrezza ond'ei guidava il cavallo, una non so qual grazia e cortesia che da ogni modo suo traspirava, gli conciliarono tal generale favore, che alcune persone dell'infima classe non sapendo come manifestargli meglio la lor propensione sclamarono: «Toccate lo scudo di Ralph di Vipont, del cavaliere Ospitaliere. Egli è fra tutti i tenitori il men fermo in arcione; vi troverete più il vostro conto.»
In mezzo a tali grida e ad altre esclamazioni ben augurose, il nuovo campione salì il pianerottolo, e a grande sorpresa di tutti quanti gli spettatori, si trasferì in dirittura alla tenda di mezzo, e forte percosse col ferro della sua lancia lo scudo di Brian di Bois-Guilbert, segnale, come dicemmo, di disfida ad ultimo sangue. Maravigliò ognuno di tal atto che prosontuoso parea, nè altri più ne maravigliò del superbo Templario che uscì tosto della sua tenda.
«Sei tu in istato di grazia?» costui gli chiese con amaro sorriso; «ascoltasti la messa questa mattina, o tu che vieni a mettere in tal pericolo la tua vita?»
«Meglio di te son preparato alla morte» rispose il cavaliere Diseredato, chè tal fu il nome sotto cui si fece ascrivere nel novero degli assalitori.
«Va dunque a prender sito nell'arena, e guarda il sole per l'ultima volta, poichè questa sera dormirai in paradiso i tuoi sonni.»
«Son grato alla tua cortesia; e per dartene un compenso ti consiglio provvederti di cavallo fresco e di lancia nuova, perchè sul mio onore abbisognerai dell'una e dell'altra di tali cose.»