«Tradirti! Oh no! Sarebbe opera da uom d'ingegno. Un pazzo non può prestarti così importanti servigi. — Ma ascolta. Qual gente è che ci capita?»

Si udiva da lontano uno strepito che annunziava venire a quella volta una brigata numerosa di persone a cavallo.

«Io non m'inquieto per sapere chi sieno» rispose Gurth, che raccolti aveva i suoi porci, e col soccorso di Fangs li faceva entrare in uno di que' viali dianzi descritti.

«Voglio vedere chi sieno questi cavalieri» disse Wamba. «Essi vengono forse dal paese delle fate, incaricati d'un messaggio del re Oberon.»

«Ti possa soffocare la febbre!» sclamò Gurth. «Puoi tu parlare di simili cose, intantochè siamo minacciati da un terribile temporale? Non odi come mugghia il tuono? E non è distante che poche miglia da noi. Hai tu osservato che lampo? la pioggia comincia a cadere. Non ho mai veduti goccioloni sì grossi in mia vita. Non s'ode un soffio d'aria che spiri. Pure le frasche di queste quercie fan quel fracasso che annunzia orrenda tempesta. Tu puoi starti ragionando fino che vuoi; ma credimi una volta per tutte: spicciamoci di riguadagnare la nostra abitazione prima che il temporale incalzi. Ti predico che non sarà cosa sana per noi il trovarci questa notte a cielo scoperto.»

La forza di un tal ragionare persuase Wamba, datosi tosto ad accompagnare Gurth; il quale si pose in cammino dopo essersi munito d'un grosso bastone che raccolse a caso da terra; novello Eumeo che a grandi passi addentravasi nel viale facendo a prova col cane nel mandarsi avanti il gregge de' suoi immondi animali.

Qui! Qui! Bravo Fangs, bravo carino! Facesti il tuo dovere! Ecco finalmente tutta la mia mandria raccolta.

CAPITOLO II.