«Voi non mi liberereste sì facilmente del mio» rispose Gurth con fermezza «se mi lasciate la facoltà di difendermi.»
«È quanto or vedremo» rispose il malandrino. «Se tu vuoi avere le ossa fracassate e perder anche la borsa, nulla avvi di più agevole. Noi possiamo aprirti due vene nel tempo stesso. Conducetelo nel bosco» diss'egli ai compagni.
In conformità di tal ordine Gurth venne costretto a salire la collina di sinistra, giunto alla cui vetta, si trovò in un vano della foresta, rischiarato dalla luna, ed ivi fermaronsi. Ai quattro primi masnadieri due altri s'aggiunsero, e Gurth osservò che tutti sei portavano maschere al volto, la qual cosa non gli avrebbe lasciato verun dubbio su la profession di costoro, se pur dubbio avesse potuto conservare dopo i complimenti fattigli nell'arrestarlo.
«Quanto denaro hai tu?» gli chiese un degli uomini sopraggiunti.
«Trenta zecchini che m'appartengono» con tuon risoluto rispose.
«Falso, falso!» sclamarono in coro i malandrini. «Un Sassone avrebbe in proprietà trenta zecchini, e sarebbe partito dalla città senza esser briaco! La cosa è impossibile.»
«Io li risparmiava per comperarmi la libertà.»
«Sei un asino» disse un di costoro, «tre boccali di buona birra t'avrebbero fatto libero, e più libero che non è il tuo padrone, fosse anche stato un Sassone come sei tu.»
«La è una brutta verità» disse Gurth. «Ma in somma! se trenta zecchini vi fanno, lasciatemi il braccio libero, e ve li rimetto.»
«Un momento!» disse uno de' due, giunti dopo, che a quanto parve godea di qualche autorità sopra gli altri «il sacchetto che porti sotto il mantello contiene più denaro di quel che notifichi.»