«Vittoria, vittoria!» gridarono i ladri. «Questo è ben combattere! Viva l'antica Inghilterra! Il Sassone ha salvato la pelle e la borsa. Mugnaio ha trovato padrone.»

«Tu puoi partire, uom valoroso» disse il capitano aggiugnendo il proprio suffraggio alle acclamazioni degli altri, eccetto Mugnaio. «Farò che due de' miei compagni ti riconducano sino a veggente della tenda del tuo padrone, affinchè non ti scontri in alcuni altri figli di san Nicolò che potrebbero non essere di coscienza timorata come la nostra: poichè in una notte, siccome questa, non siam noi soli che stiamo in agguato. Per altro» soggiunse egli aggrottando le ciglia «ricordati che tu non volesti dirci il tuo nome. Che mai non ti venisse il prurito di sapere i nostri, o d'indagar chi noi siamo! Pensa a questo avviso salutare, se non vuoi che male ti accada.»

Gurth dopo avere ricevuto il suo prezioso fardello dalle mani del capitano, lo ringraziò, assicurandolo che non ne avrebbe mai dimenticati i consigli. Due di quella brigata, armati de' loro bastoni, gli intimarono allor di seguirli, e lo condussero per angusto sentiere, spesso ingombro di macchie, e che faceva assai giravolte. Erano in procinto d'uscirne, allora che due uomini s'appresentarono ad essi; ma le guide di Gurth lor dissero a mezza voce alcune parole, dopo le quali questi si ritirarono. Ben s'avvide allora il fido scudiere come la cautela ideata dal capo de' ladri nol fosse stata senza perchè, e ne conchiuse che numerosa era tale famiglia, e che si montava la guardia con regolarità attorno al luogo ov'essa teneva le sue ordinarie adunanze.

Ivi soffermatisi i due masnadieri: «Non c'innoltriamo di più» dissero a Gurth «poichè non sarebbe prudenza per parte nostra il venire più avanti. Non dimenticate l'avviso che riceveste: custodite il segreto su di quanto v'accadde in tal notte, nè avrete occasione di pentirvene. Ma se per vostra disgrazia parlaste, rammentate che la torre di Londra non vi sottrarrebbe alla nostra vendetta.»

«Grazie, grazie! bravi galantuomini» disse Gurth. «So anch'io che cosa è prudenza. Ma spero di non offendervi, se mi fo lecito di augurarvi un mestiere meno rischioso e alquanto più onesto.»

In questa si separarono. I ladri presero la strada d'ond'erano venuti, e Gurth si trasferì alla tenda del suo padrone, al quale ad onta delle proibizioni fattigli narrò tutte le sue avventure di quella notte.

Il cavaliere Diseredato stupì delle udite cose, ed anche della generosità di Rebecca; risolvette però di non profittar nè di questa generosità nè dell'altra usatagli dai ladri, alla cui professione parea per vero dire estranea tale virtù. Ma ogni meditazione sulla singolarità di sì fatti avvenimenti fu interrotta dalla necessità di prendere riposo; chè del certo gliene facean sentire bisogno e le fatiche della giornata, e più imperiosamente quelle cui doveva prepararsi pel dì successivo.

Il cavaliere si adagiò sopra un ricco letto che gli aveano preparato i marescialli del torneo, intanto che il fedele Gurth, sdrajato sopra una pelle d'orso stesa per terra, si mise per traverso all'ingresso della strada in guisa che niuno poteva penetrarvi senza svegliarlo.

CAPITOLO XII.

»Era già il novo destinato giorno