Il personaggio che venivagli in compagnia mostrava un'età di circa quarant'anni. Rassembrava egli un atleta, magro, di alta statura, vigoroso a quanto appariva, cui la fatica stemperò le carni sì che non gli restavano fuorchè la pelle, i nervi e le ossa. Leggeansi nel suo aspetto, e gl'immensi rischi che avea corsi e quelli ch'egli era pronto ad affrontare di nuovo. Copriva il capo d'un berrettone di colore scarlatto, guernito di pelliccia, e foggiato siccome quelli cui chiamano i Francesi mortai per la somiglianza che hanno con questi arnesi rinversati. Scoperto affatto erane il volto, che inspirava rispettosa tema a chi la prima volta vedealo. I lineamenti, di tal natura che indicavano un animo dominato da forti passioni, aveano preso un colore arsiccio e quasi nero col lungo sopportare le impressioni del sole del Tropico. Se muta scorgevasi talora quella fisonomia, perchè niuna forte idea davale moto, sarebbesi detto ch'ella sonnecchiava aspettando che le passioni la risvegliassero; ma le gonfie vene della fronte, la prontezza onde il labbro superiore, coperto da folta basetta e nerissima, tremolava al menomo impulso dato alla mente, ben dimostravano quanto fosse agevole cosa il suscitare le procelle in quel cuore. Un solo sguardo di quegli occhi neri ed acuti presentava la storia delle difficoltà superate, dei pericoli corsi, e parea chiedesse si opponessero altri ostacoli per avere il contento di rimoverli, e per offerire prove novelle di forza e di coraggio. Una profonda cicatrice aggiugnea non so che di aspro e feroce alla fisonomia di cotest'uomo, ed in oltre ne indicavano qualche cosa di sinistro gli occhi, perchè i loro raggi visuali non s'indirigevano con tutta esattezza laddove era volto il suo viso.
TEMPLARIO
L'esterne vesti d'un tal personaggio somigliavano in quanto è forma a quelle del suo compagno, perchè coperto egli andava parimente d'un lungo mantello, ma essendo questo di colore scarlatto dava a divedere come chi lo portava non pertenesse a veruno de' quattro ordini religiosi; che più di quattro non se ne conosceano a quei giorni. Stavagli in bianco panno trapunta sul destro omero una croce di forma singolare. Ma non era tal mantello se non se la sopravvesta d'un abito ben d'altro genere da quello che la leggiadria di questo primo arredo poteva far credere. Perchè sotto di esso il cavaliere andava armato d'un saio di maglia d'acciaio, fornito di maniche, e manopole dello stesso metallo, fatte pieghevoli con tal arte, che si sarebbero dette operate al telaio. Nè diversamente quando gli avvolgimenti del mantello la davano a divedere, si mostrava guernita la parte anterior delle coscie, e le piccole piastre di acciaio lievemente imponendosi e succedendosi l'una a l'altra coll'ordine che osserviamo nelle tegole delle case, gli scendeano fino al ginocchio ed al piede, onde nulla mancasse all'armatura sua di difesa. Sola arme da offesa eragli un lungo pugnale a due tagli, che pendeagli dal cinturino.
Cavalcava egli, non una mula, al pari del compagno, ma una chinea, onde risparmiare il suo buon corridor di battaglia, che uno scudiere gli conducea appresso per il guinzaglio. Era questo cavallo bardamentato a tutto punto come in un giorno di zuffa, e coperto il capo d'un'armatura di ferro che portava lo stile di una picca colla punta sporgente all'infuori. Da un lato della sella vedeasi un'azza riccamente damaschinata in foggia orientale, e dall'altro l'elmo del guerriero ornato di sontuose penne, ed una lunga spada di quella forma che allora usavano i cavalieri. Altro scudiere portava la lancia del suo signore, e all'estremità di essa sventolava una banderuola, su di cui era dipinta una croce simile a quella che ornava il mantello del cavaliere. Questo scudiero portava parimente un picciolo scudo di forma triangolare, nella parte alta assai largo per difendere il petto, e che a grado a grado sminuiva ai due lati sino a formare il vertice inferior del triangolo. Un panno scarlatto, di cui lo scudo medesimo andava coperto, facea non si leggesse l'impresa che vi era scolpita al di sopra.
Questi due scudieri venivano seguiti da due altri, che la pelle loro nericcia, i bianchi turbanti, le fogge del vestire annunziavano esser nati in qualche rimota contrada dell'Oriente. Ogni esterna apparenza, così del guerriero come delle persone del suo corteggio, presentava qualche cosa di nuovo e di straordinario. Sontuose erano le vesti degli scudieri, e i due Orientali portavano smaniglie, collane d'argento, ed anella dello stesso metallo attorno alle gambe ignude dalla noce del piede sino alla polpa, siccome ignude ne erano insino al gomito le braccia. Portavano abiti di seta, carichi di ricami che provavano la ricchezza del signore di quella comitiva ad onta della segnalata loro sproporzione colla semplicità dell'abito militare, che questi vestiva. Sciabole a lama ricurva, e coll'else damaschinate in oro, stavano attaccate ai loro pendagli fregiati d'aurei ricami, e guarniti di pugnali turchi d'un lavoro più prezioso ancora. Ognun d'essi portava all'arcion della sella il suo fascio di chiaverine, lunghe circa quattro piedi, e munite d'acutissima punta di ferro; arme che fu in grand'uso presso i Saracini, e adoperata tuttavia in Oriente nell'esercizio marziale conosciuto sotto il nome di El-Jerrid[3].
I cavalli, su cui stavano montati i due scudieri, al par di questi aveano strania origine. Nati di fatto fra i Saracini erano di razza araba. La statura loro dilicata, la sveltezza de' loro colli, le svolazzanti criniere, l'agilità del loro moversi troppo diversi gl'indicavano da quei cavalli, le cui razze si educavano nella Normandia e nella Fiandra, e membruti quindi e vigorosi quanto facea d'uopo per essere cavalcati da guerrieri coperti dalla testa ai piedi di pesanti armature di ferro. Questi cavalli messi a petto de' corridori d'oriente presentavano la differenza ch'è posta tra un corpo ed un'ombra.
La strana comparsa di una tal cavalcata eccitò non solamente la curiosità di Wamba, il che era facile cosa, ma quella pur anco del suo posato compagno. Nè tardò questi a ravvisare nel monaco il priore dell'abbazia di Jorvaulx, conosciuto molte miglia all'intorno, siccome uomo amantissimo della caccia, della buona tavola, ed anche, se non esagerava la fama, d'altri diletti men conciliabili co' voti monastici.