«D'onde viene?» il Principe gli domandò.

«Gli è quanto ignoro, o mio Principe» rispose l'altro «ma a quel che mi sembra, da paese straniero. N'è apportatore un Francese, che ha viaggiato notte e giorno, perchè sia rimesso più presto nelle mani di vostra Altezza.»

Il Principe ne esaminò con molta attenzione il soprascritto, poi il suggello su cui erano improntati tre gigli. Aperse indi la lettera con una agitazione che crebbe manifestissimamente quando ne lesse le parole, che nè più nè meno eran queste: Pensate ai casi vostri. Il lione è scatenato. Giovanni divenuto pallido come la morte, guardò da prima la terra, poi sollevò gli occhi al cielo com'uom che avesse letta la sua capitale sentenza. Riavutosi in appresso dal subitaneo effetto di quella sorpresa, chiamò in disparte Fitzurse e Bracy, ai quali fece leggere successivamente il biglietto.

«Forse» disse il secondo «quest'è un timor panico, o fors'anche la lettera è falsificata.»

«No» rispose il Principe «conosco bene il sigillo, conosco bene l'armi di Francia.»

«Se ciò è» soggiunse Fitzurse «che si indugia a convocare i nostri partigiani, sia a York, sia in qualche città posta nel centro? Il menomo ritardo potrebbe divenirne funesto. Abbandoniamo adunque tai giuochi puerili, e pensiamo agli affari più serii sui quali è d'uopo or meditare.»

«Badiamo però» interpose tale osservazione Bracy «badiamo di non mettere mal umore nel popolo e negli arcieri col defraudarli d'un passatempo sul quale contavano. Mi sembra che tutti questi riguardi si possano conciliare insieme, perchè il dì non è molto innoltrato. Vostra Altezza ordini che segua tosto la gara fra gli arcieri, e che immediatamente dopo di essa venga aggiudicato il premio al vincitore. Per tal via ella avrà adempiuta la sua promessa, e sarà tolto a questa banda di servi sassoni ogni pretesto di querelarsi.»

«Ottima idea, o Bracy!» disse il Principe «tanto più perchè non dimentichiamo noi già d'avere un debito da saldare con quel villano, che ardì ieri insultarci. Il nostro banchetto, per cui sono già corsi gli inviti, è ordinato ad ora tarda. Fosse l'ultim'ora della mia possanza, la voglio consecrata alla vendetta e al diletto. Domani avrem tempo e d'affari e d'inquietezze e di brighe.»

Lo squillo delle trombe avendo nuovamente raccolti quegli spettatori che già cominciavano ad allontanarsi, gli araldi d'armi notificarono, come il principe Giovanni, richiamato da importantissime cure che gli impedivano d'assistere alle feste divisate per la domane, e sollecito per altra parte che i suoi valenti arcieri non si separassero senza aver fatte prove di destrezza alla sua presenza, avea risoluto che i giuochi promessi pel dì successivo si celebrassero in quell'istante medesimo. Il premio assegnato al vincitore stavasi in un corno da caccia guernito d'argento, in un sontuoso pendaglio di seta, ed in un medaglione di sant'Uberto, che era il santo, avvocato de' giuochi villerecci.

Allora si presentarono per disputarsi il premio più di trenta arcieri, la maggior parte de' quali erano boscaiuoli delle foreste reali di Needwod e di Charnwood. Ma conosciutisi scambievolmente, e veduto quali erano i loro avversari, due terzi de' medesimi si ritirarono per non soggiacere all'obbrobrio d'una quasi certa disfatta. Perchè in quei giorni la maestria d'un buon saettiere si menzionava molte miglia all'intorno, come oggidì le qualità d'un cavallo addestrato a New-Market son note a coloro che frequentano quel luogo tanto famoso.