Giovanni fe' cenno ad alcuni armigeri d'accompagnarlo, per tema che scomparisse; ma una diffidenza sì fuor di luogo eccitò indignazione nel popolo, che non potè starsi dal manifestarla con parole; laonde il Principe avvisò meglio ritrattar l'ordine, e permettere a Locksley che andasse solo nel bosco.

Tornò egli quasi nel medesimo istante portando seco una bacchetta di salice, lunga in circa sei piedi, ben diritta, e grossa alquanto più d'un pollice. Datosi a ritondarla con tutta la calma dell'animo, andava chetamente facendo le sue osservazioni: «essere ingiuria ad un buon saettiere il proporgli una mira sì larga, siccome uno scudo lo era. Quanto a lui, e nel paese ove nacque, varrebbe lo stesso mirar contra la tavola rotonda del re Arturo, intorno a cui si tenevano sessanta cavalieri; tal bersaglio essere buono per fanciulli di sette anni. — Ma» soggiunse indi camminando con aria deliberata verso l'estremità del viale, e conficcando nel suolo la bacchetta di salice, che a suo modo avea preparata «se v'è alcuno che raggiunga tal mira alla distanza di trenta passi, questo io chiarisco buon arciere, degno di portare arco e turcasso davanti un re, fosse anche lo stesso Riccardo il Grande.»

«Mio bisavolo» disse Uberto «lanciò ad Hastings tal freccia che gli fruttò molto onore; ma non gli saltò mai in capo di far suo bersaglio una bacchetta che appena si vede. Io non tenterò quel ch'ei non tentò. Se questo arciere tocca il bersaglio ch'egli medesimo ha posto, mi do per vinto; sarà segno ch'egli ha il diavolo dentro la pelle. Finalmente poi l'uomo non può fare che quanto può, nè io voglio avventurarmi colla certezza del mal esito.»

«Cane d'un poltrone!» sclamò il Principe coll'usata sua sfrontatezza. «A te, Locksley, scocca. Se la tua freccia aggiugne la bacchetta, concederò io pure esser tu il primo fra quanti arcieri io m'abbia veduti. Ma innanzi compartirti un titolo sì onorevole voglio prove irrefragabili della tua abilità.»

«Farò quanto posso, come dice Uberto» rispose Locksley. «L'uomo non può fare che quanto può.»

Nel pronunziar tali accenti, Locksley tese nuovamente il suo arco, ma questa volta per vero dire lo esaminò con maggior cura, e ne cambiò la corda, che coll'uso fattone replicatamente avea perduta in parte la sua rotondità. Contemplò indi lo scopo, e misurò coll'occhio la distanza, intantochè gli spettatori, quasi non si facendo lecito di respirare, ne miravano ansiosi ogni moto. L'arciere giustificò l'alta opinione, che concetta erasi della sua maestria. La freccia spaccò la verga di salice contro di cui venne lanciata. L'aria rintronò d'applausi e il principe Giovanni, egli stesso, col dimostrare ammirazione a Locksley, parve abbiurasse la propria ingiustizia. «Questi venti nobili, e il corno da caccia son tuoi» diss'egli all'arciere. «Ben il meritasti. E te ne saranno sborsati altri cinquanta in questo istante medesimo, se acconsenti di venire arciere nella nostra guardia. Perchè non vidi nè braccio più vigoroso del tuo nel curvare un arco, nè più giusto occhio nell'indirigere al suo scopo una freccia.»

«Scusatemi, gran Principe» rispose Locksley; «ma ho giurato di non accettare servigio, quando non fosse presso il re Riccardo, vostro fratello. Questi venti nobili, io li rimetto ad Uberto, non men segnalatosi in tal giorno di quello che nella giornata di Hastings si segnalò il suo bisavolo. Un riguardo di modestia, a quel che penso, gli fe' ricusare l'ultima disfida, ma non dubito che non avesse, com'io, giunto il bersaglio.»

Uberto ricevette con tal qual contraggenio il presente dello straniero, che sollecito a quanto parve di non tenere più lungo tempo in sè volta l'attenzione del pubblico, si perdè tra la folla non lasciandosi più vedere.

Forse non si sarebbe sottratto con tanta facilità agli sguardi del Principe, se la mente di questo fosse stata più sgombra, nè assorta ne' più serii argomenti su i quali gli era d'uopo alfin meditare. Giovanni chiamò a sè il ciamberlano, che dava il segno della partenza agli spettatori, ordinandogli condursi tosto ad Ashby a cercare l'ebreo Isacco per ogni dove.

«Raccomandategli» disse «di spedirmi duemila scudi prima che il sole tramonti. Già sa le guarentie da me offertegli per tale prestanza. Ad ogni evento fidategli in pegno questo anello. Quanto alla rimanente somma ch'ei s'è obbligato a fornirmi, gli è d'uopo mi sia spedita a York prima che passino sei giorni. Se manca, gli fo tagliare la testa. Forse lo troverete lungo la strada, perchè il miscredente assisteva al torneo. Può darsi anzi ch'egli non sia molto lontano.»