Il maresciallo forzando di speroni s'indirisse alla volta d'Ashby. Il principe, risalito a cavallo e seguitato da grande numero di cavalieri, prese la stessa strada per osservare egli stesso gli apparecchi del banchetto da lui annunziato a compimento di questa giornata.

CAPITOLO XIV.

Ai ludi, ove di prisco animo ardito

Fêr mostra i prodi, succedè fra poco

A ristorarli splendido convito.

A canto alla sua donna prendea loco

Ogni campion che ai rai di due pupille

Di gloria e amor rinnovellava il foco.

Warton.

La festa annunziata dal principe Giovanni dovea celebrarsi nel castello d'Ashby. Ma tale castello in que' giorni era ben lungi dal somigliare a quell'edifizio, le cui maestose rovine anche oggidì eccitano gratamente la curiosità del viaggiatore, e gli rimembrano il palagio fabbricato in appresso da lord Hastings che fu una fra le prime vittime immolate alla tirannide di Riccardo III. Nell'età, cui questa storia si riferisce, la città e il castello d'Ashby appartenevano a Ruggero di Quincy, conte di Winchester, che allora stavasi in Terra Santa, abitandone intanto la rocca il principe Giovanni, che senza scrupolo usava a suo grado delle cose tutte del proprietario. Voglioso in tale sera di sopraffar gli ospiti con una straordinaria ostentazione di lusso, comandò non si omettesse veruna cosa affinchè il banchetto fosse splendido quanto mai si potea.