«Noi votiam questa tazza» sclamò «ad onore di Wilfrid d'Ivanhoe, vincitore del torneo, ed esprimiamo il nostro rincrescimento perchè la riportata ferita non gli ha permesso onorare di sua presenza il nostro banchetto. Che ciascuno imiti noi nel portargli un brindisi, e soprattutto Cedric di Rotherham, ben meritevole di un figlio che ne presenta sì belle speranze.»

«No, Principe» rispose Cedric alzandosi e rimettendo, senza avvicinarla al labbro, la sua tazza sopra la mensa «non sarà mai ch'io dia il nome di figlio a chi ha sprezzati i miei ordini, a chi ha abbiurato i costumi e le usanze de' suoi maggiori.»

«E' non mi sembra possibile» sclamò il principe ostentando stupore «che un tanto prode cavaliere si mostri poi rubello ed indocile figlio.»

«Pur d'esso è tale» riprese a dire Cedric. «Egli abbandonò la mia solitaria abitazione per partecipare ai diletti della corte di vostro fratello, ove imparò tutte quelle prove d'agilità, dette prodezze da voi normanni, usati ad ammirarle con entusiasmo. Abbandonò, dissi la mia casa, contro mia voglia e trasgredendo i miei ordini, la qual condotta, ai tempi d'Alfredo, sarebbesi chiamata inobbedienza figliale, e punita quindi col massimo rigore.»

«Ah!» soggiunse il Principe mettendo con ricercatezza un profondo sospiro «poichè vostro figlio è stato alla corte del mio infelice fratello, non mi occorre chiedervi, ove e da chi abbia imparato a disobbedire suo padre.»

Nel farsi lecita simile considerazione, il Principe dimenticava, a quanto sembra, che se Enrico II ebbe, poco più, poco meno, a dolersi di tutta la sua prole, egli, Giovanni, s'era contraddistinto fra tutti i propri fratelli per ingratitudine, e fino per osata ribellione.

«Se non m'inganno» soggiunse indi dopo breve pausa, «mio fratello avea divisato di conferire il bel feudo d'Ivanhoe al suo favorito.»

«Glielo conferì di fatto» rispose Cedric «ned è questo il minor de' rimproveri, che da me si è meritato mio figlio. Avvilirsi a ricevere, come vassallo, quei feudi, che appartenevano per diritto ai suoi maggiori, e posseduti da essi liberamente senza mai dipendere da chicchesia!»

«Quand'è così» non indugiò il principe «voi non metterete ostacolo, o generoso Cedric, alla mia intenzione di concedere questo feudo ad un tale che non si reputerà avvilito nel possedere una fra le più ragguardevoli signorie spettanti alla corona d'Inghilterra. Ser Reginaldo Frondeboeuf» disse indi voltosi al nominato barone «spero vi saprete conservare questa bella baronia d'Ivanhoe ed impedire, che ser Wilfrid col rientrarne in possesso non s'inimichi vie più il suo genitore.»

«Per sant'Antonio!» sclamò il gigante aggrottando il nero sopracciglio «voglio che mi si dica Sassone, se mai più Cedric o Wilfrid, o nessuno della sua schiatta, arriva a togliermi di mano il dono che l'Altezza vostra vuol farmi.»