Fu dunque necessario al Marchese affrettare gli assalti che si voleano dare al lord Cancelliere prima che il ritorno di Milady li sconcertasse. La lettera ch'egli avea scritta al sere di Ravenswood e della quale demmo conto in uno de' precedenti capitoli[3], era stata un preliminare del meditato sistema di stratagemmi. Rammentando il tenore di quel foglio, si scorge che era concepito in modo da lasciare a chi lo scrivea la libertà di proporzionare al bisogno dei proprj divisamenti le sollecitudini a favore della persona alla quale veniva inviato. Però, benchè il marchese di Athol, nè, come uomo di stato, avesse voglia di avventurarsi, nè, com'uomo saggio, di assumere il tuono di protettore in un momento in cui non avea grazie da dispensare, dee dirsi ad onore del medesimo, che, se si valea del nome del sere di Ravenswood per tenere in trambusto l'animo di lord Asthon, non quindi nodriva men sinceramente il desiderio di una occasione per rendersi utile al suo giovin parente.

Poichè il messaggero incaricato di tale lettera dovea passare dinanzi al castello del lord Cancelliere, fra le istruzioni dategli vi fu quella, che giunto alla dirittura del viale d'onde s'arriva al castello di Ravenswood, gli si sferrasse il cavallo; circostanza che lo avrebbe costretto a ricorrere al fabbro ferraio del villaggio. Fu inoltre raccomandato a questo messo che mentre il maniscalco starebbe inteso alle fazioni del suo mestiere, si mostrasse inquietissimo per l'indugio prodotto da un tale inconveniente, e si lasciasse, nell'accecamento dell'impazienza, sfuggir detto, che portava un dispaccio importantissimo del marchese di Athol pel sere di Ravenswood.

La quale notizia, con tutte le amplificazioni d'uso, giunse per varj canali all'orecchio del lord Cancelliere, e tutti quelli che gliene parlarono, si diffondeano sul breve tempo impiegato dal corriere in tal viaggio, e sulla impazienza che per l'indugio d'una semplice mezz'ora avea dimostrata. Ser Guglielmo ascoltò silenziosamente tutte queste relazioni; poi diede segreto ordine a Lockard di spiare e coglier l'istante quando il corriere veniva addietro; di dar opera ad imbriacarlo, e alla peggio, d'impadronirsi, o per amore, o per forza, delle sue lettere. Questo disegno andò fallito, perchè era stato troppo ben preveduto da chi ideò l'altro, e il messo aveva ordine di tenere, nel venir via da Wolfcrag, un'altra strada.

Quando a quelli del castello di Ravenswood sembrò inutile l'aspettare più a lungo il ritorno di questo corriere, Lockard ebbe ordine di praticare una speciale inquisizione presso i suoi clienti di Wolfhope a fine di sapere, se in tal dato giorno, e tal ora, fosse arrivato alla torre di Wolfcrag un messaggero indicato con tali e tali connotati. Il fatto non fu difficile da verificarsi, perchè in quello stesso giorno Caleb si era trasferito a Wolfhope a fine di prendere a credenza quanto occorrea per dar da desinare ad un corriere, che il marchese di Athol avea spedito al suo padrone; oltrechè, quel povero tapino di messo rimase ammalato ventiquattr'ore in casa di mistress Smalltrash, per aver mangiato del salamone salato che era infracidito, e bevuto della mezza birra guasta. — Qual dubbio omai che non vi fosse una corrispondenza fra il Marchese e il suo giovine parente? cosa che fino allora ser Guglielmo, quasi quasi, e in certi momenti, riguardava come uno spauracchio.

Dopo di che, le paure del lord Cancelliere divennero veramente più serie. Il diritto di appellarsi al Parlamento contro le sentenze delle Corti civili di Scozia era stato posto in opera rare volte; pur sapea che ve n'erano alcuni esempj; e se il corso degli avvenimenti avesse condotto un Parlamento inclinato a ben accogliere l'appellazione del giovine Ravenswood, e a ponderare attentamente l'affare, la coscienza diceva al lord Cancelliere, che l'esito non sarebbe stato per lui il più favorevole; perchè allora la lite si sarebbe giudicata, non a stretto senso di legge; ma secondo i principj d'equità, il qual metodo, la qual norma di giudicare non gli promettea un trionfo così compiuto come lo avea, giovandosi della sua preponderanza, riportato fin lì presso tutti i tribunali.

Intanto, tutte le notizie che egli riceveva, rendevano sempre più probabile il buon successo delle pratiche politiche del Marchese; onde ser Guglielmo Asthon, cominciò a pensare, che era tempo di cercarsi una protezione contro il nembo vicino a scoppiare. La sua indole timida e irresoluta gli persuadeva sempre le vie della conciliazione, ed un accomodamento gli parea preferibile ad una lite guadagnata. Gli sembrò che l'affare del toro, condotto con destrezza, potesse agevolargli un colloquio e una riconciliazione col sere di Ravenswood. In questa occasione, così ragionava, avrebbe potuto scavare da lui come la pensasse intorno all'estensione de' proprj diritti, e sul modo di farli valere. Avrebbe forse potuto fargli accettare alcune proposizioni vantaggiose di un'amichevole transazione, cosa non mai molto difficile, quando fra le due parti la una è ricca, povera l'altra. Intanto una riconciliazione che ei si fosse procacciata, di moto proprio, col sere di Ravenswood, lo metteva in istato di far egli i patti al marchese di Athol, „ Infine poi, diceva a se stesso, sarò lodato di un atto di generosità; si dirà che ho fatto risorgere la fortuna del capo di questa famiglia, ridotta nell'abbiezione; e se accadesse che Ravenswood fosse caldamente ed efficacemente protetto da un nuovo governo, chi sa che questa mia generosità non trovasse la sua ricompensa? „

Tali erano i ragionamenti di ser Guglielmo Asthon. Così stendea una vernice di generosità sugl'interessati suoi fini, come si vede accader di frequente. Salita a questo punto la sua immaginazione, andò ancora più in su. Incominciò a dire a se stesso, che se il sere di Ravenswood, sotto una nuova amministrazione, ambisse ad una carica luminosa, se mai una unione più stretta con lui, giovasse a renderlo più moderato nelle sue pretensioni, il sere di Ravenswood finalmente non sarebbe stato il più tristo dei partiti per la sua figlia Lucia. Si poteva ottenere la revocazione del decreto che avea privata della nobiltà la famiglia dei Lôrdi di Ravenswood, famiglia d'antichissima data. Più; questo parentado legittimerebbe in qualche modo in lui il possedimento della maggior parte delle spoglie dei Ravenswood; e la restituzione del rimanente diverrebbe men dolorosa.

Intanto che questo involuto disegno andava maturandosi nel capo del lord Cancelliere, si ricordò che lord Littlebrain lo sollecitava premurosamente, affinchè si trasferisse a passare alcuni giorni con lui. Il castello di questo lord era situato a pochissima distanza da Wolfcrag, la qual circostanza lo indusse immantinente a scrivere all'amico, che avendo alcune giornate di libertà, profitterebbe del suo invito nel dì successivo; ed essendo allora fuor del castello il padrone, fu al suo arrivo, accolto nel modo più cordiale da lady Littlebrain, che aspettava da un istante all'altro il marito. Si mostrò lietissima d'imparare a conoscere miss Asthon, ordinando poi una caccia per ricercare il lord Cancelliere. Benchè non fosse questo il divertimento favorito di ser Guglielmo, ne accettò premurosamente l'offerta, perchè gli somministrava l'occasione di riconoscere le vicinanze di Wolfcrag, e forse di far conoscenza col proprietario di quella torre in rovina, se mai lo strepito de' cani e dei corni da caccia inspirava a questo il desiderio di raggiungnere i cacciatori. Ordinò nel tempo stesso al fido Lockard di cercare tutte le vie possibili per collegarsi con qualcuno degli abitanti di Wolfcrag, e vedemmo già in qual modo Lockard compiè la sua parte.

Il temporale sopravvenuto favorì, oltre le speranze, il lord Cancelliere nel suo disegno d'un abboccamento più particolare col sere di Ravenswood. Avea temuto, egli è vero, che questo giovine, trasportato dalla sete della vendetta, si portasse a qualche estremità contro di lui, ma tale paura fu diminuita dalla considerazione che, essendo il sere di Ravenswood in così speciale guisa protetto dal marchese di Athol, non gli sarebbero mancati i modi a far valere per le vie legali i proprj diritti; e pensava, con assai buone ragioni, che gli uomini si lasciano trascinare a certi atti di violenza, sol quando si vedono assolutamente sforniti d'ogni altro soccorso per aggiungnere al proprio scopo. Però il prese un segreto senso di terrore per cui agghiadò a suo malgrado, quando si vide rinchiuso nella torre solitaria di Wolfcrag, specie di Fortezza, situata in un luogo isolato, e che parea fabbricata a posta per divenire il teatro di una vendetta. Il freddo accoglimento, sulle prime usato a lui e a sua figlia, la difficoltà che provò a superare il proprio imbarazzo nel dover annunziare ad un giovine accostumato a riguardarlo come il più crudele nemico di sua famiglia, il nome degli ospiti ai quali conducea in quell'istante un asilo, non erano cose opportune a sedare le angoscie che lo premevano. Quando poi udì chiudere con violenza la porta della torre, e vide che si proibiva alla sua gente di entrarvi, le parole della vecchia Alisa, gli si pararono alla mente; pensò che si era cimentato di troppo con una schiatta feroce, siccome lo erano i Ravenswood; temè che il rappresentante attuale di questa famiglia, imitando Malisio Ravenswood, avesse aspettato e colto il momento della vendetta.

La franchezza con cui in appresso Edgardo compiè gli ufizj della ospitalità, e il cambiamento che nel tuono e contegno del medesimo seguiva gradatamente la progressione dei discorsi, calmarono finalmente nel Lord i timori che le mentovate rimembranze aveano in lui suscitati, nè ad uomo di tanta sagacia fu difficile accorgersi di essere alle grazie e all'avvenenza di Lucia debitore di queste più favorevoli disposizioni dell'animo del suo ospite.