Incaricò poscia il comune amico di far giungere a ser Guglielmo Asthon una lettera, mediante la quale lo stesso Marchese avvisavalo che sarebbe venuto a rendergli, senza cerimonie, una visita nel suo castello di Ravenswood. Era divulgato che il marchese di Athol stava per imprendere un viaggio nel mezzodì della Scozia. Strade cattive; osterie orride; i due individui benchè non uniti insieme in intrinseci legami d'amicizia, nondimeno membri della stessa amministrazione; erano circostanze sufficienti per chiuder la bocca a chi avesse avuta la tentazione di attribuir tale visita a qualche cabala politica, e per dare un aspetto di naturalezza alla cosa. Il Cancelliere rispose immantinente al suo collega amministrativo, che avrebbe ascritto ad onore, e gli sarebbe grato il riceverlo; risoluto nonostante in suo cuore di non fare un passo innanzi a seconda dei fini del Marchese, a meno che la ragione, vale a dire il suo personale interesse, non glielo prescrivessero.
Nell'occasione di tale visita, due circostanze lo allettavano grandemente; la presenza di Ravenswood, e la lontananza di lady Asthon. Col dare a divedere che tenea come ospite prediletto in sua casa il parente e l'amico di Athol, offeriva una prova della sua propensione a dimostrare ogni genere di riguardi al suo collega che di tal prova dovea essere lusingato: fermo poi nell'idea di tener le vie tortuose, di destreggiare, di guadagnar tempo, gli pare più opportuna a fare i convenevoli della casa la figlia sua, che non la madre, il cui carattere altero e indomabile avrebbe, in una maniera o nell'altra, sconcertati i sistemi politici del marito.
Non si fece Edgardo pregar lungo tempo di rimanere fino all'arrivo del Marchese al castello, poichè le cose accadute presso la fontana della Sirena ogni desiderio di partenza dal suo cuore aveano sbandito. Lucia e Lockard ricevettero, ciascuno in quanto li riguardava, l'ordine di apparecchiare le cose necessarie per ricevere il Marchese con tal pompa, e lusso, di cui fino allora non si avea generalmente idea nella Scozia.
CAPITOLO XI.
„ Non voglio ascoltar repliche; fate quel ch'io comando
„ E vada nel riceverlo la parsimonia in bando.
„ Vo' che fra suoni e canti accolgalo il mio tetto,
„ Uom cui fortuna arrida, vi è sempre il ben accetto. „
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