Il qual dialogo accrebbe la mestizia di Lucia confermandole un sospetto che già erale venuto in animo, di essere cioè tenuta come prigione entro la casa paterna. Nell'incominciamento del nostro racconto, dipingemmo Lucia, come fornita di un carattere romanzesco anzichè no; passionata per le storielle ove l'amore dominava in mezzo ai portenti; facile qualche volta a mettersi colla immaginazione in vece delle eroine del romanzo, le cui avventure aveano fatta maggiore impressione nella sua mente che non avea pascolo di libri migliori. La bacchetta magica, di cui si era giovata sino allora per procurarsi amabili visioni, divenne quella d'un incantatore, suddito di un Genio cattivo, e sol fornito della possanza di far comparire spaventevoli spettri che agghiacciassero di terrore chi gl'invocava. Riguardandosi, come argomento di sospetti, di sprezzo, d'indifferenza, e forse d'odio alla propria famiglia, per giunta di sventure, si credè abbandonata fin da quello per cui amore erasi esposta alla disapprovazione di tutti coloro coi quali conversava e vivea. E per vero dire parea che ogni giorno rincalzasse agli occhi della medesima le prove della infedeltà di Ravenswood.

Un ufiziale d'avventura, di nome Westenho, collega antico di Craigengelt[5] era arrivato allora appunto dal continente. Il rispettabile capitano, benchè non concertasse a rigor di termine le sue fazioni con lady Asthon, troppo superba per ricorrere ad ausiliari, e troppo scaltra per volere mettere innanzi agli occhi di un amico di Bucklaw i proprj rigiri, avea nondimeno l'accortezza di comportarsi in modo di secondarne tutti i divisamenti. Indusse pertanto il suo degno amico a ripetere tutto ciò che avea inteso vociferare sul preteso maritaggio che Ravenswood stava, diceasi, per contrarre, e ad aggiugnervi altre circostanze di sua invenzione, dando così a questa calunnia una nuova apparenza di verità.

Da tanti lati assediata, ridotta quasi a disperazione l'infelice Lucia, cambiò affatto carattere, e cedendo alla forza de' patimenti e delle persecuzioni, divenne cupa e concentrata in se medesima. Ora nel silenzio ostinavasi, ora, cosa anche più contraria alla indole sua naturale, rispondea con forza, ed anche con ira a coloro che la tormentavano. Brevi e incoerenti divennero i suoi discorsi, e le macchie porporine che a quando a quando ne animavano il volto, pallido per natura, la dimostravano in preda a quella che potrebbe chiamarsi febbre mentale. Intanto la sua magrezza crescendo ogni giorno, era indizio evidente dei danni che nel fisico sofferiva.

Cotai sintomi avrebbero eccitata la compassione della maggior parte delle madri; ma lady Asthon, ferma, inesorabile nei proprj divisamenti, vide il guasto che formavasi nella salute e nella ragione della figlia senza esserne più commossa d'un ufiziale del Genio, quando sta contemplando le torri d'un'assediata Fortezza, crollar sotto il fuoco della batteria che ha collocata; o a dir meglio, riguardava questa rivoluzione fisica e morale operatasi nella figlia, siccome un indizio che questa vacillava nelle proprie risoluzioni, simile ad un pescatore che vede nelle convulsioni del pesce cui ha attaccata la delfiniera, la gradevol certezza di trarlo ben tosto alla riva. Per accelerare l'istante della crisi, ricorse ad un espediente che probabilmente farà abbrividire i nostri leggitori; ma consentaneo alla superstiziosa credulità de' tempi che descriviamo.

CAPITOLO IX.

„ Lacera, scalza, i crini all'aura sparti,

„ E di celarle al guardo altrui sol vaga,

„ nel suo covil, d'Averno oprava l'arti,

„ In odio al mondo e al ciel, l'iniqua maga. „