„ Oh! che divisa egli mai? Caleb esclamò. Ha dunque dimenticata la fatal predizione? Eccolo, che sta per attraversare il Kelpy. „ Così chiamavansi, come il dicemmo, le sabbie mobili situate in riva al mare, e frapposte alla torre di Wolfcrag, e al villaggio di Wolfhope; più o men coperte d'acqua al sopraggiugnere del grosso fiotto, di rado accadea che non avessero cambiato di sito, quando l'onda arretrava. Poichè Edgardo ebbe posto il piede in questa formidabile piaggia, cessò Caleb dal vederlo, nè potendo più a lungo resistere alle inquietudini che il premeano; uscì del castello, correndo con quanta velocità le sue vecchie gambe gli permetteano, su quella strada che il padrone avea tenuta.
Il colonnello Asthon, avido di vendetta, era arrivato innanzi giorno al ritrovo che egli medesimo aveva prefisso. Poteansi appena distinguere gli oggetti, che i suoi occhi stavano immobili verso la torre, e impazienti di scorgere l'avversario, cui già di troppa lentezza incolpava. Finalmente i primi raggi del sole gli scopersero da lungi un cavaliere che gli veniva in verso, con tal foga, da cui ravvisavasi, non essere l'impazienza minore in quello che in chi lo aspettava; ma nel medesimo tempo, il cavallo e il cavaliere divennero invisibili, come si fossero dileguati per l'aere.
Quasi avesse veduta Asthon un'apparizione, si fregò gli occhi. Nondimeno, convinto che niuna illusione poteva averlo tratto in errore, s'innoltrò verso la parte, ove sembrato eragli di discernere chiaramente il sere di Ravenswood; sebbene per arrivarvi gli fosse necessario imprendere un lungo giro, perchè il grosso fiotto della sera precedente, avendo cambiato alle sabbie mobili il posto, la più lieve mancanza di antiveggenza poteva aprirgli una voragine sotto i piedi. Terminato il giro di quel sito pericoloso, si scontrò in Caleb Balderston che dall'altro lato giugnea. Niuna traccia del misero cavaliere potè scoprirsi; ma dovè ognuno congetturare, che nel suo ardore di trovarsi a petto dell'avversario, avesse tenuta la via più diritta, senza accertarsi della saldezza del suolo cui si avventurava, e che fosse quindi rimasto inghiottito dall'impenetrabile abisso di quelle mobili arene. Facea fede del miserando destino, cui soggiacque Edgardo, una delle piume che sormontavagli dianzi il cappello, e portata ai piedi di Caleb dal grosso fiotto che ricominciava in quel momento a salire. La raccolse il vecchio, e poichè fu asciutta, se la tenne per tutta la vita sul cuore.
Sonato a stormo, corsero tutti gli abitanti di Wolfcrag, chi dalla parte di terra, chi sulle barche per mare; ma ogni cura, ogni sforzo, ogn'indagine divennero inutili. Tanta è la profondità di quelle sabbie insidiose che mai non restituiscono la loro preda!
Volge alla conclusione la nostra storia. Il marchese Athol giunse alcune ore dopo l'avvenimento funesto, ed era sua intenzione condursi via seco il giovine congiunto, onde divagarlo dalle tetre idee, che ben s'immaginava avrebbe suscitate nella mente di esso la morte di Lucia Asthon; ma arrivò soltanto in tempo di deplorarlo perduto. Dopo avere comandate nuove indagini che tornarono inefficaci non meno delle prime, riparti per Edimburgo, ove il tumulto de' politici affari sbandì ben tosto dal suo animo la ricordanza delle sciagure e del misero fine di un infelice parente.
Non così avvenne a Caleb Balderston. Se i calcoli dell'interesse fossero stati valevoli a consolarlo, certamente ei potea, mercè la liberalità del suo signore, vedersi in vecchiezza più felice assai che nol fu in tutta la precedente età. Ma la vita avea perduta ogni vaghezza per lui. Tutte le sue idee, tutte le sue sensazioni d'orgoglio, di timore, di piacere, di pena trovavansi collegate colla famiglia che egli avea costantemente servita, e che più non era. Non sapea che farsi di se medesimo; dimentico delle proprie occupazioni e abitudini, non gli rimanea altro diletto fuor quello di errare da una stanza all'altra della torre di Wolfcrag, e di rimembrare le variate vicende di avvenimenti, di cui furono scena, finchè vissero i suoi antichi padroni. Dormiva, nè il sonno gli arrecava riposo; si cibava, nè gli alimenti ristoravano le sue forze; e persistendo in una fedeltà di cui porge varj esempj la specie canina, l'umana rarissimi, languì qualche tempo, e morì prima che volgesse l'anno dopo la miseranda catastrofe da noi seguita fino al suo termine.
La famiglia Asthon non sopravvisse lungo tempo a quella di Ravenswood. Ser Guglielmo, prima di morire, vide la morte del suo primogenito, che soggiacque in un duello incontrato nella Fiandra. Enrico, succedutogli nel titolo e ne' possedimenti, morì innanzi essersi maritato. Lady Asthon, sopravvissuta a tutti questi, e agl'infelici ai quali colla sua inesorabile indole portò rovina, pervenne a tarda vecchiezza. Forse provò il tormento d'interni rimorsi; forse cercò in segreto di riconciliarsi col cielo che aveva offeso sì gravemente; ma non diede il menomo contrassegno di pentimento a quelli che le stavan d'intorno; e si mantenne nel dare a divedere al di fuori que' modi fieri, superbi, intrattabili per cui sinistramente si segnalò ne' deplorabili avvenimenti de' quali fu origine. Un fastoso monumento marmoreo ne ricorda i titoli e il nome, e le sue vittime non ebbero l'onore di un sepolcro d'una inscrizione.
FINE DEL TOMO TERZO ED ULTIMO
NOTE:
[1.] Foggia di bicchieri, del quale è stato dato conto in una Nota al T. 1 di questo Romanzo Storico p. 94.