April Bell gli venne incontro presso il minuscolo lago, orlato di ghiaccio, nel parco sull’altro lato della strada. Questa volta non gli apparve come lupa, ma come donna. Ma lui seppe, fin da quando la vide materializzarsi davanti alla porta dell’albergo, che si era lasciata dietro, addormentato, il suo vero corpo. Era completamente nuda, e i lunghi capelli le scendevano in onde scarlatte sopra i seni.
«Devi essere forte, Will, per assumere questa forma!»
C’era dell’ammirazione nella sua voce vellutata e nei suoi luminosi occhi verdi. Gli si fece accanto e lo grattò tra gli orecchi.
«Sono contenta che tu sia così forte», gli disse, mentre lui ronfava dal piacere. «Perché non mi sento ancora bene: il tuo amico Quain mi ha quasi uccisa, con la sua trappola, la notte passata. E io stavo per chiamarti, Will, perché abbiamo un’altra missione da compiere stanotte.»
Lo spaventoso felino si frustò i fianchi con la coda con apprensione.
«Ancora?» Rivide la cieca Rowena cadere miseramente sull’orlo del marciapiede e rivolse un sordo mugolio alla donna dai capelli rossi, ritta presso i suoi fianchi possenti. «Non voglio più.»
«Nemmeno io.» E si mise a titillarlo sotto le orecchie. «Ma ho scoperto che Rex Chittum è partito da Clarendon un’ora fa, con la macchina di Sam Quain. So che si propone di parlare alla radio, domani, dalla stazione dello State College. Temo che voglia concludere le dichiarazioni scientifiche cominciate da Mondrick all’aeroporto. Dobbiamo impedirglielo, Will.»
«Un altro mio amico! No, Rex è un mio caro, vecchio amico!...»
«Tutti i tuoi cari vecchi amici sono esseri umani, Will. E perciò sono nemici spietati, temibili, del Figlio della Notte. Ricorrono a ogni risorsa della scienza per scovarci e distruggerci. Dobbiamo servirci delle poche e deboli armi che possediamo. Non ti pare, Will?»
Chinò la testa formidabile, dominato. Perché quella era la sua vera vita, con lei vicina e la sua mano morbida che gli accarezzava il mantello fulvo, traendone faville. Il mondo in cui Rex Chittum era stato suo amico non era più che un lontano incubo di penosi compromessi e di mortale avvilimento.