«Gli animali sono di solito scelti tra i più feroci della regione dove domina questa superstizione: orsi nei paesi nordici, giaguari nel bacino del Rio delle Amazzoni, lupi in Europa... I contadini della Francia medievale, per esem­pio, vivevano nel terrore del loup garou,il Lupo Mannaro. Leopardi o tigri, invece, in Africa e in Asia. Non si comprende come questa credenza possa essersi diffusa in tutte le parti del mondo.»

«Molto interessante.» La ragazza sorrise obliquamente, come per una se­greta soddisfazione. «Ma come fu che Rowena Mondrick divenne cieca?»

«Erano accampati nell’interno della Nigeria in una regione che aveva visto pochissimi uomini bianchi, e Rowena aveva cercato di conquistare la fiducia degli indigeni, che tempestava di domande sui loro riti. Cercava di collegare gli uomini leopardo delle tribù cannibali con gli spiriti-leopardo degli strego­ni Lhota Naga dell’Assam e gli “spiriti dei boschi” di certe tribù amerinde. Troppe domande, a detta di Mondrick, perché i loro portatori cominciarono a mostrarsi impauriti e l’avvertirono di guardarsi dagli uomini-leopardo. Ma Rowena non diede loro ascolto, e le sue ricerche la spinsero fino a una valle che gli indigeni consideravano tabù. Vi trovarono manufatti che interessaro­no notevolmente Mondrick, e stavano trasferendo l’accampamento nella val­le, quando avvenne la tragedia. Percorrevano una pista nella foresta, di not­te, quando un leopardo nero balzò su Rowena da un albero... Era un leopar­do vero e proprio, naturalmente, non un indigeno vestito di una pelle di leopardo; ma la coincidenza apparve anche troppo significativa per la super­stizione dei portatori, che fuggirono da tutte le parti. La belva ebbe Rowena sotto le zanne prima che le fucilate di Mondrick riuscissero a farla scappare. Le ferite risultarono gravissime e naturalmente si infettarono; la poveretta, quando il marito finalmente poté raggiungere una specie di ospedale, era in fin di vita. Fu la loro ultima spedizione in Africa: lei era ormai cieca e non poteva più viaggiare, e lui doveva avere ormai abbandonato la teoria che l’ homo sapiens fosse originario dell’Africa. Dopo tutto, poveretta, non c’è da meravigliarsi che appaia un pochino strana, non ti sembra? L’aggressione di quel leopardo fu piuttosto ironica...»

Guardando il volto teso e bianco di April, fu colpito dall’espressione che vi colse: un’espressione come di crudele esultanza. O forse era soltanto un ef­fetto delle luci smorzate del crepuscolo? Lei sorrise, cogliendo la sorpresa nei suoi occhi.

«Sì, c’è una strana ironia in quel dramma», osservò con indifferenza. «La vita gioca tiri bizzarri a volte.» La sua voce si fece grave. «Dev’essere stato un colpo terribile.»

«Senza dubbio, ma Rowena è una donna straordinariamente forte. Nessuna autocommiserazione. Molto coraggio. Frequentandola, ci si dimentica che sia cieca.» Prese la ragazza per il braccio. «Vieni, sono sicuro che ti piacerà.»

Il gattino nero, sempre affacciato all’orlo della borsetta, ammiccò con gli enormi occhi azzurri. April Bell si ritrasse:

«No, Barbee!», bisbigliò. «Ti prego di non...»

Ma già Barbee aveva fatto qualche passo avanti e annunciava a gran voce:

«Rowena! Sono Will Barbee. Il giornale mi ha mandato qui per tuo marito. Permettimi di presentarti una collega, April Bell...».