«Non servirà a nulla», ribatté sempre con molta dolcezza l’infermiera più alta, «perché un pescatore ha trovato il corpo del cane ieri mattina nel fiume, presso il ponte della ferrovia. Ha portato il collare d’argento alla polizia. Glielo abbiamo detto ieri sera, non ricorda?»
«Me lo ricordo, ma io ho bisogno lo stesso del mio povero Turk, che mi protegga quando verranno per assassinarmi durante la notte.»
«Oh, non ha più nulla da temere, ora», la rassicurò con voce allegra l’infermiera. «Qui non verrà nessuno a farle del male.»
«Sono venuti una volta e verranno ancora!», ribatté Rowena con voce che l’esasperazione rendeva stridula. «Vogliono impedirmi di avvertire Sam Quain, e io devo farlo a ogni costo.»
Si fermò bruscamente, afferrandosi con le tenaci dita sottili al braccio dell’infermiera. Barbee si fermò alle loro spalle, non per soprendere le sue parole, ma perché il colpo di quanto aveva sentito lo aveva raggelato: Turk era infatti morto, nel suo primo sogno.
«La prego, infermiera», stava ora implorando la cieca. «Telefoni subito al dottor Sam Quain, Istituto Ricerche Antropologiche, e gli dica di venire subito qui da me.»
«Sono desolata, signora Mondrick, lo sa bene», disse dolce e paziente l’infermiera, «ma è impossibile: il dottore dice che non può vedere nessuno, finché non starà meglio. Se solo volesse rilassare un poco i nervi, riposare e aiutarci a farla guarire al più presto, il dottor Glenn le permetterà di vedere chiunque...»
«Ma non abbiamo tempo! Ho paura che ritornino questa notte per uccidermi, e io devo parlare a Sam!» Si volse torcendosi le mani all’infermiera. «Perché non mi accompagna all’Istituto, lei stessa, ora?»
«Conosce anche lei il regolamento, signora Mondrick: non possiamo...»
«Sam la ricompenserà largamente!», ansimò disperata Rowena. «E sarà lieto di spiegare tutto ai dottori... perché il mio avvertimento gli avrà salvato la vita, e non solo la sua vita... Presto, chiami un tassi, noleggi una macchina, rubiamone una!»