«Possiamo mandare al dottor Quain un suo biglietto, signora...»
«No!», sibilò Rowena. «Un biglietto non servirebbe a nulla!»
Barbee fece un passo innanzi e aprì la bocca per parlare. Le due infermiere gli voltavano ancora le spalle, ma Rowena s’era voltata e lui poteva ora fissare le lenti nere e il volto contratto della povera cieca. Pieno di compassione, Barbee si sentì gli occhi colmi di lacrime.
«Ma perché, signora Mondrick?», diceva l’infermiera. «Quale pericolo può minacciare il dottor Quain?»
«Un uomo di cui si fida», singhiozzò la cieca.
Queste parole arrestarono Barbee un’altra volta. Anche se avesse voluto parlare, la gola serrata spasmodicamente glielo avrebbe impedito. Cominciò a ritirarsi in silenzio sul prato umido, ascoltando senza volere.
«Un uomo che lui crede amico», ribadì Rowena.
L’infermiera che non aveva ancora parlato guardò l’orologio e fece un cenno alla compagna, che annuì.
«Abbiamo camminato parecchio, signora Mondrick», disse l’infermiera alta, «e ora è tempo di rientrare. Lei sarà stanca e farà bene a schiacciare un pisolino. Se ha ancora intenzione di parlare al dottor Quain, il dottor Glenn le permetterà di telefonargli, oggi nel pomeriggio.»
«No», singhiozzò la cieca. «Non servirebbe a niente.»