«Ma chi sono questi nemici segreti?», insistette Barbee seguendole di qual­che passo. «Questi assassini nell’ombra? Chi vuole uccidere Sam?»

Lei si divincolò tra le forti braccia che la tenevano, voltandosi verso di lui.

«Non lo sai proprio, Will Barbee?» E la sua voce lacerata gli parve orrenda come la sua faccia. «Possibile che proprio tu non lo sappia?»

Poi con dolce violenza le due infermiere la portarono via per il prato.

Barbee, sconvolto e disperato, tornò verso l’apertura della siepe, cercando di non pensare alle parole di Rowena, sperando contro se stesso che Glenn potesse aiutarlo.

Nel tempio freudiano, la sacerdotessa sottile ed esotica lo accolse col suo sorriso fascinoso. Ma alla notizia che Barbee voleva vedere Glenn senza ap­puntamento, si mostrò contrariata e disse che il professore era anche questa volta terribilmente occupato.

Barbee scosse il capo e cercò di parlare con la voce più normale possibile.

«Senta», disse, «è urgente che io veda il dottor Glenn per una visita perso­nale. È una cosa... personale.»

Il sorriso della sacerdotessa era una carezza venuta dal lontano oriente.

«Ma c’è il dottor Bunzel, allora», tubò la vestale. «È il nostro diagnostico. E il dottor Dilthey, dirigente del servizio neuropatologico. Sia l’uno che l’al­tro...»