«Il segreto professionale m’impedisce di parlare dei miei pazienti», disse. «Ma se una risposta di carattere generico può darle qualche sollievo, le dirò che aiutai mio padre ad analizzare migliaia di casi di cosiddetti fenomeni metapsichici di ogni genere, e devo ancora trovare un caso in cui le ordinarie leggi della natura vengano meno.»
Si volse fermamente verso la porta, ma Barbee rimase ancora seduto.
«Il solo contributo scientifico realmente valido ai fenomeni metapsichici e di criptestesia è stato dato dagli studi fatti alla Duke University», aggiunse Glenn. «Alcuni dei risultati pubblicati tendenti a dimostrare la realtà della metapsichica e il controllo mentale delle probabilità sono abbastanza convincenti... ma temo che il desiderio di dimostrare l’esistenza di un mondo soprannaturale abbia accecato i ricercatori, fino a far loro commettere qualche grave menda nei loro metodi sperimentali o statistici.» Scosse il capo, con enfasi rattenuta. «L’universo è per me rigorosamente meccanicistico. Ogni fenomeno che vi si verifica, dalla nascita delle stelle alla tendenza degli uomini a vivere nel timore di forze soprannaturali, era già implicito nel super-atomo primitivo dalla cui esplosiva energia cosmica l’universo trasse appunto origine. Gli sforzi che alcuni eminenti scienziati vanno facendo per trovare giustificazione a una libera volontà umana e a una funzione creativa soprannaturale, che ovviino all’errore rappresentato, nella descrizione meccanicistica, dal principio di indeterminazione di Heisenberg, questi futili sforzi sono così patetici per me come il tentativo pagliaccesco di uno stregone di far piovere, spruzzando il terreno con un po’ d’acqua. Tutto il cosiddetto soprannaturale, signor Barbee, è pura illusione, basata su emozioni male incanalate, osservazioni poco precise e pensieri irrazionali.» La calma faccia abbronzata sorrise, rincuorante. «Questo la fa sentire meglio?»
«Sì, dottore.» Barbee gli prese la mano forte e nervosa, e provò ancora quello strano senso di agnizione, come se avesse ritrovato un forte vincolo dimenticato che li legasse l’uno all’altro. Glenn, pensò, sarebbe stato un alleato potentissimo.
«Grazie», gli disse. «È esattamente quello che avevo bisogno di sentirmi dire!»
14.
Nella piccola anticamera c’era l’infermiera Graulitz che lo stava aspettando. Cedendo completamente alla sua volontà sperimentata, Barbee telefonò all’ufficio di Troy, al quale espresse la sua necessità di passare qualche giorno a Glennhaven per una visita di controllo al suo sistema nervoso.
«Ma certo, Barbee!» La voce aspra di Troy suonava calda e cordiale nel microfono. «Lei si è prodigato troppo in questi ultimi tempi... e so che il povero Chittum era suo amico. Penserà Grady a sostituirla al giornale. Io ho una grande fiducia in Archer Glenn. Se ci sono difficoltà di carattere economico per le sue cure, non si preoccupi: dica a Glenn di telefonarmi; e non pensi al lavoro.»
Balbettando i suoi ringraziamenti, il giornalista pensò che Troy dopo tutto non era poi tanto cattivo. Forse, era stato un po’ troppo severo nel giudicarlo per la campagna Walraven e anche per le prove... «indirette» trovate nell’appartamento di April Bell.
Cedendo ancora alla volontà della formidabile signorina Graulitz, Barbee si convinse di non aver bisogno di tornare fino a Clarendon per il suo spazzolino da denti e un pigiama, e nemmeno di andare al funerale di Rex Chittum. Docilmente, seguì l’infermiera lungo un passaggio coperto dall’edificio centrale a una dipendenza dal tetto di mattoni rossi. La donna lo pilotò attraverso la biblioteca, la sala di musica, la sala da gioco, la sala di soggiorno e la sala da pranzo. Lo presentò casualmente a parecchie persone, lasciandolo incerto su quali fossero i pazienti e quali facessero parte del personale della clinica. Barbee continuava a guardarsi intorno in cerca di Rowena Mondrick, e alla fine si decise a chiedere di lei.