«Era per i troppi dacquari, dunque», sibilò, «che mi facesti credere la tua favola sulla stregoneria?»
La lupa rise, con la rosea lingua penzolante da una parte delle fauci.
«Non tormentarmi più», pregò lui. «Sai che mi stai facendo lentamente impazzire?»
Lei gli lambì il muso piatto affettuosamente.
«Sei sbigottito, lo so... i primi risvegli sono sempre molto penosi, fino a quando non hai imparato bene.»
«Fuggiamo via di qua», propose lui, mentre un brivido passava ondulando sulle sue scaglie. «Rowena Mondrick sta urlando, là, nella sua stanza. Non posso sopportare quella voce. Voglio scappare via da lei e da tutta questa incertezza...»
«Stanotte abbiamo un altro lavoro da fare, Will. Tre dei nostri più pericolosi nemici sono ancora in vita... Quain, Spivak e la cieca. La cieca l’abbiamo ridotta dove non può fare nulla di più pericoloso che urlare, ma Spivak e Quain sono ancora all’opera, e stanno imparando, si preparano a usare l’arma nascosta nella cassa.»
Barbee avrebbe voluto protestare, ma cedette subito alla volontà di April. Nello splendido ridestarsi dall’incubo orrendo della sua vita quotidiana, tutti i valori si tramutavano, capovolgendosi. Avvolse nelle due ultime spire del suo corpo la forma sottile della lupa, fin quasi a soffocarla.
«Tu vuoi la morte di tutti i miei ex amici», sibilò. «Ma se un giorno un dinosauro ti sorprenderà tra le braccia di Prestron Troy, non venirmi a piangere poi la sua sorte.»
Allentò la stretta delle sue spire, e la lupa si scrollò il bianco mantello con disdegno.