Barbee si asciugò la fronte madida, scrutando ansiosamente il volto del medico per scoprirne le reazioni. Lo psichiatra batté due o tre volte le pesanti palpebre sui sonnolenti occhi nocciola e si strinse nelle spalle sotto la vestaglia sontuosa. Sorrise appena, con simpatia, buttando indietro la bruna testa ricciuta, e in quel momento, ancora una volta, parve a Barbee di averlo già conosciuto, in epoche chi sa quanto remote.
«Come», fece Barbee, «non vuole? Non vuole telefonare alla polizia?»
Con molta calma, Glenn scosse il capo:
«No, non possiamo farlo».
«Ma Nick è morto, le dico! Era mio amico!»
«Non siamo precipitosi, signor Barbee!» E Glenn alzò le forti spalle mollemente. «Se non si trova nessun cadavere, avremo dato una seccatura alla polizia per niente. Se si dovesse trovare un cadavere, potremmo trovarci in difficoltà a spiegare come lo abbiamo saputo...» La sua faccia abbronzata s’illuminò d’un sorriso cordiale. «Io, vede, sono un materialista convinto... ma gli uomini della polizia sono materialisti brutali!»
Barbee batteva i denti:
«Crede che io... abbia assassinato realmente Nick Spivak?».
«No davvero», rispose la voce sedativa di Glenn. «La Hellar mi assicura che lei è stato profondamente addormentato fino a pochi minuti fa. E poi vedo un’altra possibilità molto interessante, che potrebbe spiegare il suo sogno.»
«Sì?» E Barbee trattenne il fiato. «Quale?»