Glenn batté ancora le palpebre insonnolite.
«Lei ha cercato recentemente di risolvere un mistero che circonda, nella vita reale, la condotta del suo vecchio amico Quain e dei suoi colleghi. Consciamente, non è riuscito a trovare una soluzione attendibile, ma l’inconscio, non dimentichiamolo, è spesso molto più astuto di quanto noi ordinariamente sospettiamo.»
Deliberatamente, congiunse le punte delle dita insieme.
«Inconsciamente, signor Barbee, può aver sospettato che Nick Spivak sarebbe stato gettato da una certa finestra questa notte. Se il suo sospetto dovesse coincidere più o meno con la realtà, la polizia potrebbe avere trovato il suo corpo là dove lei ha sognato che sia caduto.»
«Assurdo!», lo interruppe Barbee rabbiosamente. «Ma se con lui c’era soltanto Sam!»
«Appunto! Appunto!» E la testa ben modellata dello psichiatra s’inclinò due o tre volte, come a dire: “ Non te l’avevo detto?”. «Il suo inconscio respinge l’idea che Sam Quain possa essere un assassino... e anche il suo modo di respingerla così veemente fa pensare che inconsciamente lei desideri che Sam Quain muoia per avere ucciso.»
Barbee levò un pugno nocchiuto e peloso.
«Basta con queste assurdità», gracidò più rauco che mai. «Tutto questo... tutto questo è diabolico!» Fece un passo innanzi, ansando, in cerca di un po’ di fiato. «È pazzesco. Le ho già detto, dottore, che Sam Quain e sua moglie sono due miei vecchi amici.»
Dolcemente, il medico domandò:
«Tutti e due?».