«Ma la pianti!», urlò Barbee, stringendo di nuovo i pugni. «Le proibisco... di dirmi simili cose!»

Glenn si ritrasse con una certa premura verso l’anticamera illuminata.

«Un consiglio, signor Barbee.» Sorrise ancora in modo disarmante, e annuì ancora. «La sua violenta reazione mi rivela che è stato toccato un punto molto sensibile, nascosto dentro di lei, ma non vedo la necessità di parlarne ulteriormente ora. E se dimenticassimo tutti i nostri problemi per questa not­te e ce ne tornassimo a letto?»

Barbee si calmò e ficcò i pugni nelle capaci tasche della vestaglia rossa.

«D’accordo, dottore», disse stancamente. «Mi scusi per averla disturbata a quest’ora.» Stava per andarsene, ma a un tratto si voltò, colto da un pensiero improvviso. E con voce bassa e rotta, soggiunse in tono disperato: «Ma lei sbaglia di grosso, dottor Glenn: la donna che amo è April Bell».

Con un lieve sorriso sardonico, Glenn chiuse la porta.

Lentamente, Barbee tornò nella notte verso la sua stanza, dove solo due o tre finestre erano vagamente illuminate. Gli sembrava strano camminare su due gambe soltanto, vedendo sagome informi con miopi occhi d’uomo, in­consapevole di tutti gli odori e i sentori dei suoi sogni.

Glenn, si disse, era un ciarlatano, se non peggio. Nessuno psichiatra serio poteva essere di lingua tanto disinvolta. Era vero, lo ammetteva, una volta era stato innamorato di Nora, prima che sposasse Sam. Forse era andato a trovarla più spesso di quanto fosse giusto nei lunghi periodi delle assenze di Sam, ma le rivoltanti conclusioni di Glenn erano assurde.

Quanto al telefonare alla polizia, doveva riconoscere che Glenn aveva ra­gione; e non poté fare a meno di rabbrividire alla sua diabolica insinuazione che Sam avrebbe potuto essere accusato del delitto. Doveva provvedere in qualche modo.

L’atletica Hellar gli permise con una certa apprensione di servirsi del tele­fono del suo ufficio, e lui chiamò Nora. Lei venne a rispondere subito, come se fosse stata in attesa di una telefonata, e la sua voce sembrava già piena di paura.