«Sam ha un apparecchio telefonico all’Istituto, vero?», le disse Barbee in risposta alla sua domanda angosciata. «Nora, ti prego, chiamalo immediatamente. Sveglialo, se dorme: e digli di cercare subito Nick Spivak.»
«Perché, Will?», chiese lei con voce che sembrava sul punto di venir meno.
«Perché ho motivo di ritenere che possa essere accaduto qualcosa a Nick. E credo che ora anche Sam si trovi in grave pericolo.»
Per un lungo, lunghissimo istante, Nora non disse nulla. Barbee poteva udire il suo incerto respiro affannoso all’altro capo del filo e il ticchettio dell’orologio sulla scrivania, presso l’apparecchio telefonico. Alla fine, lei domandò con voce soffocata dall’emozione:
«Ma tu, Will, come lo sai?».
«Oh, fa parte del mio mestiere, Nora», le rispose a disagio. «Informazioni confidenziali, sai, tutti i cronisti sono organizzati in questo senso... Ma allora, già sapevi?»
«Sam aveva appena finito di telefonare, quanto tu hai chiamato. Era disperato, Will... sembrava che avesse quasi perduto la ragione.»
«Ma... ma che cosa è successo a Nick?»
«È caduto dalla finestra!» La voce della donna suonò come squarciata dall’orrore. «Dalla finestra del loro laboratorio privato, all’ultimo piano della torre. Sam dice che è morto sul colpo.»
L’orologio continuava a ticchettare calmo e regolare.