«È proprio quello che si penserebbe, dottore», rispose la voce tremula e smarrita di una ragazza. S’udì una specie di ruggito da parte del dottor Bunzel. «Voglio dire, dottore, che non riesco a capire da dove sia uscita.»

«Perché?»

«Povera signora!» La ragazza sembrava sul punto di scoppiare in lacrime. «Era in grande agitazione fin dalla passeggiata di ieri mattina. E non voleva dormire, pregava e ripregava che la lasciassi andare dal dottor Quain. Poi, verso mezzanotte, i cani dei dintorni si sono messi a ululare e la povera si­gnora Mondrick ha cominciato a lanciare urla terribili. Sembrava che non volesse più cessare. Il dottor Glenn aveva ordinato di farle un’iniezione, se ce ne fosse stato bisogno, e io pensai che non era più il caso di attendere. Sono andata a prepararla e quando sono tornata, un minuto dopo, era scom­parsa.»

«Perché non ha dato l’allarme prima?»

«Ho voluto assicurarmi che non si fosse nascosta nella corsia comune.»

«Bisogna organizzare ricerche sistematiche. La signora è gravemente scon­volta e ho paura di quello che può commettere, abbandonata a se stessa.»

Le voci si erano allontanate a poco a poco verso l’altro lato dell’edificio e, Barbee non udì la risposta dell’infermiera. Silenziosamente scese le scale e assicuratosi che nessuno lo vedeva, uscì dalla porta posteriore della dipen­denza.

Sapeva di essere perfettamente desto e nella sua forma umana, e conosceva il pericolo che minacciava Rowena: lo aveva saputo dagli stessi nemici spietati della povera cieca, e contava di servirsene per aiutarla, questa volta.

Ma non conosceva tutte le regole di quello strano gioco, né quale ne fosse la posta, né chi fossero esattamente i giocatori. Era un sicario ribelle, e ora intendeva chiuderla, quella partita, per quel che riguardava lui, dalla parte degli uomini.

16.