«Un momento, signor Barbee!» Udì un rumore di passi frettolosi sull’asfal­to. «Lei ha diritto a essere trattato con la massima cortesia possibile finché rimane nostro ospite a Glennhaven, ma non dovrebbe ignorare che non può condursi come in un albergo, salvo permesso speciale del dottor Glenn. Temo che saremo costretti a...»

Barbee non si curò di ascoltare oltre. Tra un fracasso di ferraglia e di vetri triturati ingranò la marcia indietro, cozzò violentemente contro l’altra auto, sterzò, ripartì a tutto acceleratore, spinto da una paura mostruosa, frenetica. Udì per un istante la voce di prima che urlava:

«Barbee!... si fermi...».

I fari dell’altra macchina erano scomparsi, e lui, scansando per miracolo il corpo per terra e slittando per un istante su qualcosa di viscido, rombava ora a tutta velocità sul ponte.

L’altra macchina non poteva più inseguirlo. Calcolò che, costretto a tornare a piedi a Glennhaven, Bunzel non avrebbe potuto telefonare alla polizia pri­ma di mezz’ora. Ma all’alba tutta la polizia di Clarendon si sarebbe lanciata alla ricerca di un pazzo furioso, che, affetto da mania omicida, correva le campagne in vestaglia rossa su una vecchia macchina chiusa macchiata di sangue.

La disperata solitudine di chi precipita negli abissi del cosmo s’impadronì di lui mentre guidava la sua traballante automobile nella notte. Solitudine, di­sperazione, orrore. Qual era la realtà? Quale la sua allucinazione? L’univer­so intorno a lui era divenuto improvvisamente incomprensibile. E nessuno a cui rivolgersi, a cui chiedere aiuto!

Quando fu nei pressi dell’università, fermò la macchina in una viuzza secon­daria, dietro un vasto deposito di legnami, e si avviò zoppicando verso la casa di Sam Quain. Albeggiava.

Dominò l’impulso frenetico di mettersi a correre e di nascondersi in un’al­tra viuzza, nel vedere un ragazzino con un pacco di giornali venirgli incontro in bicicletta, gettando un giornale ripiegato davanti a ogni porta. Cercando di darsi l’aria di un abitante del rione, appena alzato e uscito sulla soglia a dare un’occhiata al tempo, si fermò sull’orlo del marciapiede, frugandosi nel­le tasche della vestaglia in cerca di spiccioli per il giornale.

«Lo Star,signore?»

Barbee annuì: