«Barbee, che fama!», protestò April con una risatina un po’ leziosa. Ma quando gli occhi delle due donne s’incontrarono, Barbee ebbe la sensazione che stesse scoppiando un incendio. Con un sorriso angelico si strinsero la mano.
«Oh, cara, sono così felice di conoscerla!»
Si odiano, pensò Barbee, si odiano con tutta l’anima.
«Mammina!», esclamò la piccola Pat con calore, «voglio carezzare il micio!»
«No, tesoro, sii brava...»
Nora tirò verso di sé in gran fretta la bimba, ma la manina rosea s’era già tesa verso il gatto. Che, soffiando e ammiccando, graffiò fulmineo. Soffocando coraggiosamente un singhiozzo, Pat si strinse alla gonna della madre.
«Oh, signora Quain», gemette April Bell, «quanto mi dispiace!»
«Tu non mi piaci», dichiarò Pat in tono di sfida.
«Guardate», esclamò il vecchio Ben Chittum, tutto eccitato, indicando con la pipa un punto nella nebbia, oltre le vetrate. «Sta’ atterrando in questo momento!»
Tutto il gruppo uscì in gran fretta, seguito a qualche passo di distanza da Rowena Mondrick, fiera, diritta e silenziosa. Sembrava del tutto sola, sebbene avesse al fianco la piccola signorina Ulford, che la guidava tenendola per un braccio; all’altro lato le camminava il suo gigantesco cane biondo. Barbee le lanciò un’occhiata, ma il pallore estremo del suo volto, che sembrava combattuto tra la speranza e un terrore senza nome, lo costrinse a volgere in gran fretta gli occhi altrove. Si accorse di essere rimasto solo con April Bell.