Percorreva Pine Street alla velocità regolamentare di quaranta chilometri all’ora, quando udì una sirena alle sue spalle; si costrinse a mantenere la velocità legale, e dopo qualche istante respirò di nuovo. Una decina di chilometri più innanzi, piegò a nord e imboccò una strada secondaria, piena di fosse, verso le colline.
Mentre guidava, analizzò l’intuizione che aveva avuto sul nascondiglio di Sam. Quain era cresciuto fra quelle colline. Non c’era dubbio che fosse scappato dall’Istituto con la cassa, e Barbee era certo di conoscere dove Sam avrebbe cercato di nasconderla.
Durante le vacanze natalizie, tanti anni prima, lui aveva fatto una corsa a cavallo con Sam e Rex su per un viottolo che serpeggiava tra le colline fino a una vecchia segheria abbandonata. A un tratto, Sam aveva tirato le redini del suo cavallino scozzese per indicare agli altri una striscia fumosa sul dirupo roccioso, ossidato, che strapiombava sul Laurei Canyon. Quella striscia, disse Sam, indicava la presenza in quei paraggi d’una grotta indiana.
Barbee sapeva che Sam doveva avere scelto quella grotta. Lontanissima dalle strade comunemente usate, era tuttavia accessibile a un guidatore come Sam. C’era abbastanza vegetazione per nascondere la macchina, anche a un ricognitore aereo.
Con l’acqua vicina del Laurei Creek, legna a volontà per scaldarsi e un ricovero abbastanza capace e comodo per chiunque non andasse troppo per il sottile, quella grotta era una fortezza naturale, come lo era stata per migliaia di anni.
Per due volte, Barbee fermò la macchina là dove la vegetazione la nascondeva a qualunque occhio indiscreto, e si arrampicò su un’altura a guardare la strada percorsa. Era deserta, segno che nessuno lo seguiva, ma le tracce fresche di pneumatici sul terreno gli indicarono che Sam doveva essere passato di là.
Erano le dodici e mezzo quando il giornalista raggiunse il Bear Canyon. La giornata s’era fatta calda, ma pesanti nuvoloni nascondevano il sole, e aveva cominciato a soffiare dal sud un vento caldo che prometteva la pioggia.
Sotto il poggio rossastro che dominava il Laurei Canyon, scoprì la giardinetta di Sam, abilmente nascosta tra la vegetazione, là dove la strada di montagna serpeggiava fra un enorme masso di granito e una pianta che vi si piegava sopra. Barbee lasciò la sua macchina accanto alla giardinetta, e iniziò la marcia, curvo sotto l’enorme fagotto delle provviste per Sam.
Si teneva bene in vista, salendo, perché conosceva Sam Quain, e cercar di seguirlo furtivamente equivaleva a un suicidio. E aveva la sensazione precisa che Sam tenesse la sua vita in sospeso.
«Sam!», chiamò con voce resa tremante dall’apprensione. «Sono Barbee, con le provviste!»