Ansimò di sorpresa e di sollievo quando vide la testa del fuggitivo apparire dietro il tronco di un’enorme quercia. La testa abbronzata di Sam era nuda, la camicia lacera e sporca di terra. Il corpo ossuto dell’esploratore sembrava piegato in due dalla spossatezza, ma la rivoltella che stringeva in mano era minacciosa come la dura voce che chiedeva:

«Barbee... che diavolo stai facendo qui?».

Barbee rispose informandolo succintamente della situazione e annuncian­dogli un biglietto di Nora. Ma la faccia minacciosa di Sam non si addolcì.

«Dovrei ammazzarti, Barbee.» La sua voce era cambiata, suonava atona e dura. «Avrei dovuto ammazzarti molto tempo fa... io o Mondrick avremmo dovuto farlo. Ma ritengo che tu non sia del tutto perduto... il tuo avvertimen­to a Nora mi ha salvato dalla polizia, questa notte, e io ho un gran bisogno di quanto mi hai portato.»

Barbee poté farsi avanti, curvo sotto il sacco, le mani alzate, fino a quando la rivoltella di Sam non gli fece segno di fermarsi.

«Sam, puoi fidarti di me ora?» La voce di Barbee aveva un’intonazione di tremula preghiera. «Io voglio aiutarti, se tu volessi soltanto dirmi che cosa diavolo sta succedendo. Ieri sono andato a Glennhaven, dubitavo della mia ragione, forse è così, ma sento che si tratta di ben altro!...»

Gli occhi arrossati di Quain si socchiusero per osservarlo meglio. «C’è ben altro è vero, molto di più», ribatté la voce aspra di Quain.

Si udì un tuono rotolare brontolando in lontananza e le prime gocce di pioggia cominciarono a cadere, mentre il vento s’era fatto bruscamente fred­do e umido.

«Su, prendi il sacco delle provviste», disse Barbee, «leggi il biglietto di Nora e lascia che ti aiuti come posso.»

Alla fine, con un gesto della rivoltella sempre stretta nella destra, Sam lo invitò a farsi innanzi.