«Togliti da sotto la pioggia», mormorò. «Non ho idea di quale e quanta possa essere stata la tua parte, conscia o inconscia che sia, in tutto questo complotto demoniaco. Non so fino a che punto posso fidarmi di te. Ma im­magino che non peggiorerà certo la situazione dirti quello che so.»

La caverna era invisibile dal basso, anche se quella sottile striscia di fumo la tradiva. Facendosi precedere da Barbee barcollante sotto il sacco su per la salita, Quain, sempre con la rivoltella in pugno, prese ad arrampicarsi su gradini rocciosi in quello ch’era stato il letto d’un ruscello, dove un solo uomo armato avrebbe potuto tenere a bada un centinaio d’inseguitori.

Simile a una fessura orizzontale alla fine di quell’angusta scaletta naturale, la grotta era stata scavata dallo scalpello del tempo fra due strati di durissima arenaria. Il soffitto era annerito dal fumo di fuochi antichissimi. Na­scosta nell’angolo più tenebroso, là dove il tetto si abbassava fino a toccare il soffitto, Barbee vide la cassa venuta dall’Asia. Lasciò cadere l’enorme fagot­to, guardando la cassa con aria significativa.

«Non ancora», disse Sam, con rabbia. «Prima devo mangiare!»

Barbee disfece la sacca e si mise a preparare il caffè; su un piccolo fornello, fece arrostire la pancetta, e aprì una scatola di fagioli.

Servendosi d’una pietra piatta come di tavola, Quain mangiò e bevve avida­mente. S’era posto tra Barbee e la cassa, e mangiava con la rivoltella a porta­ta di mano. I suoi occhi iniettati di sangue, gonfi di stanchezza, andavano senza posa da Barbee a una curva della strada, visibile ai piedi della parete rocciosa.

Il temporale si andava addensando sempre più minaccioso. I tuoni si face­vano ancora più fragorosi e frequenti, e raffiche di vento rabbiose portavano fin dentro la caverna gelide gocce di pioggia. Fra poco una pioggia dirotta, si disse Barbee, avrebbe sommerso le piste chiudendoli in trappola in quella caverna. Finalmente Quain ripulì il suo piatto di stagno e Barbee disse ansio­so:

«Bene, Sam... dimmi, dunque».

«Lo vuoi proprio sapere?» I febbrili occhi di Quain continuavano a scrutar­lo. «Quando avrai saputo, ne sarai ossessionato, Barbee. Il mondo si trasfor­merà anche per te in un coacervo di orrori. Finirai per nutrire innominabili sospetti per ogni amico che hai... se sei innocente come sostieni di essere. Sapere quello di cui sei curioso potrà forse ucciderti.»

«Voglio sapere», disse Barbee.