«Sarà il tuo funerale.» Quain aveva ripreso la rivoltella. «Ricordi che cosa disse Mondrick lunedì sera all’aeroporto, quando fu assassinato?»
«Dunque, Mondrick fu assassinato?», osservò Barbee dolcemente. «Mediante un gattino nero... strangolato, vero?»
La faccia non rasata di Quain divenne ancora più livida. I suoi occhi si dilatarono in un’espressione di orrore, fissando Barbee, e la sua mano puntò la grossa rivoltella verso il giornalista, mentre con voce rauca Sam chiedeva:
«Come l’hai saputo?».
«Ho visto il gattino. Molte cose orribili sono accadute, che non riesco a capire... ecco perché ho dubitato di avere perduto la ragione.» Guardò la cassa alle spalle di Quain, forse perché il lucchetto scintillava nell’ombra come se fosse d’argento. «Ricordo le ultime parole di Mondrick: “Fu centomila anni fa...”.»
Un’altra raffica di vento e pioggia penetrò nella grotta, facendo rabbrividere Barbee nel vecchio maglione di Sam che Nora gli aveva dato. E quando il tuono si fu calmato, Quain disse: «Ci fu un tempo in cui gli uomini vivevano tutti in caverne come questa. Un tempo in cui gli uomini erano dominati da un terrore così ossessionante da riflettersi ancor oggi nei miti e nelle superstizioni di ogni terra e nei sogni segreti di ogni uomo. Perché quei nostri lontanissimi antenati erano perseguitati e ossessionati da un’altra e più antica razza semi-umana, che Mondrick volle chiamare Homo lycanthropus ».
«Uomo-lupo mannaro?»
«Sì, o uomo lupo. Mondrick volle chiamarli così, per certe particolari caratteristiche delle ossa, del cranio, dei denti... caratteristiche che si possono notare ogni giorno.»
Barbee ripensò agli strani scheletri che il serpente e la lupa avevano visto in quella strana camera della torre. Ma si guardò bene dal farne cenno: sapeva che Sam Quain lo avrebbe ucciso.
L’acqua entrava ora nella caverna, e Sam trascinò la sua preziosa cassa in un angolo più riparato.